la più inquisita d’italia…

ALTRO CHE SUD

BENVENUTI IN LOMBARDIA LA PIÙ INQUISITA D’ITALIA

Milano
di Davide Milosa

C’è la corruzione e la bancarotta, ma anche il favoreggiamento alla prostituzione, la truffa ai danni dello Stato, oscuri dossier e rapporti poco chiari come uomini della ’ndrangheta. È il Pirellone degli indagati. Ad oggi, 12 politici lombardi di quasi tutti gli schieramenti. Buona parte della presidenza del Consiglio regionale, ad esempio. S’inizia con Filippo Penati (Pd): tangenti per l’area Falck di Sesto San Giovanni. Si passa alla Lega nord con Davide Boni, lui, presidente del Consiglio regionale, è accusato di corruzione. Ambito: edilizia, naturalmente. Bonifiche e altro, invece, sta nel curriculum del vicepresidente Pdl Nicoli Cristiani: inchiesta Brebemi e mazzette pagate dall’imprenditore Pierluca Locatelli. Il brianzolo Massimo Ponzoni, fedelissimo di Formigoni, è a processo per la bancarotta di una società immobiliare. Nulla, invece, per i suoi rapporti (non provati del tutto) con uomini vicini ai clan. Gianluca Rinaldin (Pdl, consigliere) è a processo per la cosiddetta “tangentopoli lariana”. L’elenco è lungo. Le accuse sono varie. La consigliera regionale Pdl Nicole Minetti è alla sbarra per il Ruby-gate: favorì, secondo i pm, la prostituzione (non solo di Karima El Mahroug). Giovani, dunque, e figli d’arte. Come Renzo Bossi il trota che sul registro degli indagati ci finisce per truffa allo Stato. Inchiesta sui fondi del Carroccio, gestiti dall’ex tesoriere Francesco Belsito. Ancora Pdl, fronte ex An. Romano La Russa, assessore alla Sicurezza. Inchiesta sulle case popolari. Accusa: finanziamento illecito. Non in ordine alfabetico ecco Angelo Giammario (consigliere Pdl): appalti per il verde pubblico, indagato per corruzione e finanziamento illecito. Nulla, ancora una volta, per i suoi rapporti (provati in parte) con i boss della ’ndrangheta. Ma ci sono anche politici (è il caso di Daniele Belotti, Lega) che inciampano in accuse che con la politica c’entrano poco: calcio violento, roba da ultras, curva Atalanta. Alla fine, ecco il capo, il governatore, il presidente della Regione più ricca (e forse corrotta) d’Italia: Roberto Formigoni. Per lui corruzione e finanziamento illecito. A far da contorno funzionari e dirigenti: Alessandra Massei, ex alla Programmazione sanitaria. Accusa: riciclaggio. Inchiesta: fondi neri della fondazione Maugeri. E Carlo Lucchina, dg dell’assessorato alla Sanità. Indagato per turbativa d’asta su finanziamenti regionali.

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