l’auto blu è top secret…

Viaggio in divisa (e con l’autoblu)

Il documento riservato sui trasporti dei militari

di Paola Zanca

La pubblicazione porta la firma del Segretario generale della Difesa. È il documento che disciplina l’uso delle autoblu dei militari. E al ministero hanno pensato bene di archiviarlo come “Documento non classificato controllato”. Significa che richiede una “misura di protezione”, seppur minima, e che non può essere diffuso né portato a conoscenza fuori dell’ambiente militare: “L’accesso è consentito alle sole persone che hanno necessità di trattarle per motivi attinenti al loro impiego, incarico o professione”. Che ci sarà scritto di così importante? Nulla, nemmeno i nomi di chi ha diritto, dunque non c’è nessuna privacy da proteggere. È che forse può essere spiacevole far sapere in giro che le autorità di vertice – non esattamente solo un paio di persone, come vedremo – hanno diritto a usare l’auto anche per andare in vacanza . Solo se “sussistono esigenze di sicurezza”, sia chiaro: ma è inutile dire che con un margine di discrezionalità così ampio, è facile sostenere che chi ha diritto all’auto blu ha anche esigenze di sicurezza continue. Le autorità di vertice
sono il ministro della Difesa e i sottosegretari. Il capo di gabinetto del ministro. Il capo di stato maggiore della Difesa, i capi di stato maggiore dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. E pure tutti i generali e gli ammiragli che hanno “particolari incarichi di rilevanza nazionale e internazionale”. La lista comincia a farsi lunga.
Tutti loro hanno a completa disposizione una vettura con targa civile e un autista: non solo per le esigenze di servizio, a cominciare dal tragitto casa-lavoro, ma anche per spostamenti di rappresentanza (anche con accompagnatori al seguito, con o senza scorta) e nei “trasferimenti per ferie, per raggiungere la località di vacanza e alla successiva ripresa del servizio per rientrare in sede”. Unico limite? Non possono usare sirena e lampeggiante. Poi ci sono i veicoli “per servizi tecnici”: ovvero quelli che si possono usare per le attività “funzionali e gestionali” della Difesa. Ovvero, “il raggiungimento della sede di servizio”, la partecipazione “a cerimonie e manifestazioni a carattere ufficiale”, “le attività assistenziali e di benessere”. Se le autorità di vertice possono permettersi auto con cilindrata superiore ai 2400 cc (ricordate le Maserati?) la “fascia B” per i servizi tecnici deve accontentarsi di rimanere sotto quella cilindrata (inclusa).
Si tratta di un elenco sterminato di generali, procuratori e vicesegretari. Ci sono anche i consiglieri del ministro e il suo portavoce. Ci sono i capi degli uffici del ministero, i direttori generali. E poi c’è ancora la “fascia C”: uguali diritti, a parte la cilindrata che deve fermarsi sotto i 2000. Dirigenti, vicecapi di gabinetti, capi reparto, ufficiali. Centinaia e centinaia di persone. Questa è la norma, poi ci sono le eccezioni per i figli dei militari che devono raggiungere la scuola da una sede disagiata; per gli atleti, dirigenti e relativi accompagnatori che partecipano a manifestazioni sportive; per i rappresentanti delle associazioni Combattentistiche e d’Arma, e via dicendo.
E sì che queste norme (in vigore dal 2009) servivano a sostituire la vecchia direttiva del 2002 e a far “allineare” l’amministrazione della Difesa ai provvedimenti di “contenimento dei costi della pubblica amministrazione”. Tutto qui?

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