le banche piangono, il governo si piega

CONTRORDINE, RISCRITTA LA NORMA SALVA-BANCHE

Di Marco Palombi

 Per dirlo nella maniera più semplice, si sono incartati. Si parla del famigerato emendamento della senatri­ce Anna Rita Fioroni (Pd) al dl Liberalizzazioni che cancella tutte le commissioni banca­rie sulle linee di credito. Co­me si ricorderà, dopo l’ap­provazione del Senato Giu­seppe Mussari e i vertici del­l’Abi si sono dimessi per pro­testa, mentre i partiti hanno tentato di accreditare la ver­sione che quel testo fosse frutto di un errore materiale. Versione duramente contestata ieri da Renato Schifani: “Quell’emendamento è stato votato alla luce del sole, senza nessun errore, nella sua inte­rezza, da tutte le forze politi­che. Se ora hanno cambiato idea se ne assumano la re­sponsabilità e lo modifichino quando gli sarà data la possi­bilità”. Ed è proprio su questo che si sono incartati: come è dove farlo? Non è tanto un problema di testi, visto che la soluzione c’è già: basta scri­vere che rinunciano alle commissioni quegli istituti “che non hanno rispettato le rego­le sulla trasparenza”. Sarebbe una sorta di liberi tutti: il pun­to infatti non è essere infor­mati per lettera di un nuovo balzello dalla propria banca, ma evitare quelli irragionevo­li. A questo, dicono, ci do­vrebbe pensare in seguito una delibera del Cicr (Comi­tato interministeriale per il credito e il risparmio) già prevista dal decreto Salva Italia: campa cavallo.

    COME che sia, i partiti hanno deciso di correggersi. La via più semplice e ragionevole sa­rebbe quella di agire proprio nel decreto liberalizzazioni ora alla Camera, ma il governo non vuole riaprire il vaso di Pandora degli emendamenti ed è preoccupato anche per i tempi: il dl scade infatti il 24 marzo e sarà approvato a Mon­tecitorio solo mercoledì 22 (il Senato, insomma, avrebbe po­che ore per la seconda lettu­ra). E poi all’esecutivo dei ban­chieri non dispiace lavarsi le mani della questione: errore vostro, correzione vostra, ha ribadito in questi giorni Catri­calà ai suoi interlocutori.

    Per questo ieri i deputati han­no partorito tutto un florile­gio di piani lambiccatissimi. Un emendamento che risolve­rebbe la cosa, per dire, è stato già presentato dai relatori al decreto Semplificazioni, sem­pre alla Camera. C’è un pro­blema: quella norma non c’entra niente con le sempli­ficazioni e questo è il primo te­sto su cui s’è deciso di appli­care il “lodo Napolitano” (ba­sta con gli emendamenti estranei alla materia dei decre­ti). Uno degli estensori, Saglia (Pdl), lo spiegava chiaramen­te: “Temo le forche caudine dell’ammissibilità”. Le previ­sioni ieri dicevano insomma “emendamento cassato” – an­che perché, paradossalmen­te, la norma che si vuole cor­reggere deve ancora essere approvata dal Parlamento – ma l’ufficialità si avrà solo stamat­tina. E poi c’è il pasticcio dei tempi: le liberalizzazioni, in­fatti, saranno approvate circa due settimane prima delle Semplificazioni, col che l’abo­lizione di tutte le commissioni bancarie sarebbe comunque legge per una decina di giorni con effetti imprevedibili.

     PEGGIO ancora, quanto ai tempi, andrebbe col dl fiscale: è omogeneo per materia, ma non sarà legge per un altro me­se e mezzo. E allora? Niente paura, ha sostenuto qualche genio legislativo, c’è il piano B: una proposta di legge par­lamentare di due righe da ap­provare in tutta fretta sia alla Camera che al Senato lo stesso giorno delle liberalizzazioni. IIn record. “Siamo alla follia”, allargava le braccia un depu­tato del Pd: ‘E poi perché sbri­garsi? Potremmo aspettare che le banche dimostrino di aver dato alle Pini le decine di miliardi che hanno ottenuto dalla Bce all’1%… In attesa della soluzione, però, ci si può sempre godere la sceneggia­ta: fonti dell’Abi hanno fatto sapere che mercoledì prossi­mo le dimissioni di Mussari sa­ranno respinte.

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