l’omertà di alemanno (e signora) sul branco fascista diventa ‘caso politico’

“Picchiatori neri, Alemanno deve chiarire”
Il pestaggio fascista a Roma e i silenzi del sindaco diventano un caso politico

di Marco Lillo e Ferruccio Sansa

Gianni Alemanno deve dare chiarimenti sul pestaggio fascista di cui è stato testimone suo figlio. Deve spiegare perché è stato dimenticato, taciuto”. Lo chiedono, tra gli altri, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Per Ignazio Marino (Pd) il sindaco dovrebbe “rinnegare definitivamente il suo passato ideologico e gli sbagli della gioventù”. L’episodio rivelato dal Fatto Quotidiano non è più soltanto un caso di cronaca, ma è sempre più politico.
DI PIETRO, sottolinea i punti ancora oscuri della vicenda: “Alemanno deve spiegare, lui più di altri. Per la sua storia personale, con il passato nella destra, e per il ruolo che svolge di primo cittadino in una città che deve affrontare il rinascere del fascismo”. Il leader Idv si sofferma su un altro punto della storia: “Il sindaco deve anche chiarire il ruolo delle persone che stanno venendo alla ribalta e che sono da lui ben conosciute. Per esempio Luigi Bisignani”. Il giorno dell’aggressione da uno dei telefoni dei ragazzi che avrebbero chiamato i picchiatori fascisti sarebbe partita una chiamata diretta a un cellulare intestato a Bisignani. Il protagonista dell’inchiesta P4, sentito dalla polizia, avrebbe detto che il telefonino era in uso dal figlio Giovanni, figura importante dell’area che fa riferimento a Casa Pound e a Blocco Studentesco. Bisignani senior, rivelarono le carte dell’inchiesta P4, conosce bene Alemanno senior. Aggiunge il leader Idv: “Dal sindaco ci aspettiamo assoluta chiarezza. Alemanno è persona in grado di assumersi le sue responsabilità, se tace deve esserci un motivo”. Conclude Di Pietro: “C’è un clima di grande indulgenza verso il rialzare la testa dell’estremismo di destra. Pensiamo alla vicenda del console Vattani che è stato richiamato in Italia solo dopo una martellante campagna stampa. Non possiamo accettare che persone con queste idee rappresentino l’Italia all’estero”.
Nichi Vendola, leader Sel, punta il dito verso l’atteggiamento di una certa destra romana: “Da anni hanno deposto uova di serpente nella città e ora ne vediamo i risultati. Assistiamo alla caccia ai gay, ai rom, ai ragazzi dei centri sociali. Tutte quelle forme di “diversità” che i fascisti vorrebbero destinare al fuoco ideologico”. E la destra che guida la Capitale? “Dalle autorità abbiamo avuto parole anche importanti che prendevano le distanze dalla violenza. Ma sembravano spesso delle foglie di fico per coprire la concreta legittimazione che veniva data all’universo dell’estremismo politico. Insomma, sembrava una presa di distanza formale”. Vendola sottolinea: “Questa vicenda non chiama in causa tanto la sfera personale del sindaco, ma soprattutto quello istituzionale. Per questo non possono restare ombre. Se questa vicenda non fosse chiarita, sarebbe grave non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche pedagogico. È una storia che chiama in causa la politica, ma anche il rapporto tra generazioni”.
IGNAZIO MARINO (altri esponenti del Pd, come Ettore Rosato, hanno chiesto chiarimenti al sindaco di Roma) ricorda: “Alemanno fu eletto sull’onda emotiva di un gravissimo episodio di cronaca e promise ai romani che avrebbe garantito la sicurezza. L’impegno è stato disatteso. Roma oggi non è più una città sicura. Ma la protezione dei cittadini non dipende solo dal numero di poliziotti per le strade. Dipende anche dal clima culturale che si respira in una città. Ecco il grande problema di Roma. Credo che Alemanno dovrebbe con chiarezza prendere definitivamente le distanze da qualsiasi forma di violenza e rinnegare il suo passato ideologico”.

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