m5s: è faida?

GRILLO ACCUSA: “FUORIONDA PILOTATO” FAVIA COME FINI: “CHE FAI, MI CACCI?”

Mentana a Formigli: “Voglio sapere se era una trappola”

di Emiliano Liuzzi

   Il verdetto Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio l’hanno già pronunciato: nessun gelato nascosto, nessuna sorpresa o microspia: l’intervista a Piazzapulita nella quale Giovanni Favia ha accusato i vertici del Movimento 5 Stelle di mancanza di democrazia e di controllo su tutto e tutti “non è stata rubata, ma costruita”. Con la consapevolezza di alcuni tra gli ospiti. E quella di Favia stesso.

 Nel dibattito, fino a oggi tutto interno al Movimento 5 Stelle, entra anche Enrico Mentana, direttore del Tg de La7, e quella sera ospite in studio: “Spero che non sia vero quello che scrive il sito di Grillo, e cioè che qualcuno tra gli ospiti sapeva già del fuorionda di Fa-via. Aspetto una risposta”. Messaggio che non lascia spazio a interpretazioni: mi dicano se ero lì a fare la comparsa, mentre gli altri sapevano benissimo cosa sarebbe accaduto. Tweet che fa seguito al retroscena comparso ieri sul blog di Grillo, a firma di Maurizio Ottomano. La sostanza del post è chiara: da una parte a Favia non è stata estorta nessuna dichiarazione, lui per primo sapeva. Dall’altra la presenza di Luca Telese, direttore di Pubblico, che “sul suo giornale online pubblica un articolo completo sulla clip già alle 22.23, mentre il tutto va in onda alle 22.27”. Preveggenza?

 MENTANA aspetta. Favia invece ha già parlato. “Che fai, mi cacci?”, è stata la replica, sempre via Twitter. E quel “che fai, mi cacci?” ha un sapore politico e politicistico, carico di allusioni e appuntamenti per il futuro, molto poco grillesco nel modo e nei termini: la frase venne pronunciata da Gian-franco Fini a dito alzato contro Silvio Berlusconi. Fini venne cacciato. Favia per il momento no, ma aspetta che la giuria si pronunci. Qualcosa, nei prossimi giorni, accadrà. Le mosse, da una parte e dall’altra, sono lente e ponderate: Grillo non vuole un altro martire, Favia non ha la minima intenzione di lasciare quella politica sulla quale aveva investito.

 Così, quello che sembrava un incidente, un dissapore come avviene in tutte le buone famiglie, soprattutto quelle che si cibano di pane e politica, si è trasformata in realtà una lunga partita a scacchi. E Favia sulle mosse da fare si è preparato, e a lungo. “Non ha nessuna fretta di parlare”, ha detto il suo portavoce in Regione. “È tranquillo, carico come sempre”. Gli amici, in realtà, lo descrivono come una persona in preda a duemila dubbi, alle prese con un futuro che, oggi più che mai, è incerto. Anche se furto o non furto, intervista concordata o rubata, Favia nel dare del despota a Casaleggio ha semplicemente ripetuto quello che pensa da un anno e mezzo. Lo ha detto a tutti i giornalisti che sono nel tempo andati a trovarlo nel suo ufficio al terzo piano della Regione Emilia Romagna, lo ha ripetuto agli attivisti del Movimento 5 Stelle che gli stavano più vicini, lo ha sbandierato nel corso di riunioni.

 CHE tra lui e i vertici del Movimento non corresse buon sangue lo sapevano anche le pietre. E nell’intervista andata in onda a Piazzapulita c’è tutto il Giovanni Favia degli ultimi tempi: combattuto tra l’amore per Grillo e il disprezzo nei confronti di Casaleggio, in bilico tra il bene del Movimento 5 Stelle e quello personale.

 Sicuramente, oggi, Favia sa bene di essere più solo. Quando si è trovato la fotografia sui giornali e sui siti internet, molti tra coloro che gli giuravano fedeltà nella “battaglia per la democrazia all’interno del Movimento” hanno girato l’angolo. Succede ai migliori generali di trovarsi senza esercito, figuriamoci a chi ha un ruolo paragonabile a quello di un sottufficiale . E senza soldati la battaglia neppure comincia.

 Intanto, Federico Pizzarotti, ospite ieri alla Versiliana alla Festa del Fatto Quotidiano, ha detto di non aver mai chiesto nessun congresso: “Nel Movimento 5 Stelle non sono previsti. Facciamo assemblee da anni, comprese quelle semestrali dei consiglieri regionali, sono i giornali che non se ne sono mai accorti”.

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