magistrati abbandonati: un film già visto

Quirinale e intercettazioni magistrati sempre più soli

L’ANM NEGA IL SOSTEGNO AI PM DI PALERMO SEVERINO: “NON DIVULGARLE A PRESCINDERE”

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

L’Anm? “Sembra alla ricerca di una legittimazione dai poteri forti”. La magistratura italiana? “Sempre più gerarchizzata e ripiegata su se stessa”. Risultato? Neppure una parola di “considerazione e di vicinanza” ai pm di Palermo che indagano sulla trattativa mafia-Stato, dopo i feroci attacchi giornalistici delle ultime settimane. Alla fine di un dibattito durato tre ore, il Comitato direttivo centrale dell’Anm sceglie il silenzio sul “caso Palermo”, ma Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Messina, non ci sta e con una mail inviata a 500 colleghi siciliani denuncia il rischio di una magistratura subalterna alla politica, pervasa da “un atteggiamento di insicurezza”, ma soprattutto rappresentata da un’associazione che sembra aver smarrito la propria funzione di tutela nei confronti delle toghe più esposte.

Ingroia: attacco inaspettato

La mail circola tra le toghe nel giorno in cui il Guardasigilli Paola Severino da Mosca fa sapere che “quale che sia la decisione della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione nella vicenda delle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta di Palermo, l’importante è mantenere la segretezza delle telefonate del Capo dello Stato”. E nella stessa giornata alla fine della quale il pm Ingroia commenta la mossa del Quirinale: “Per la verità non ce lo aspettavamo, sia perché ritenevamo di aver applicato la legge nel migliore dei modi, sia per non aver leso in alcun modo le prerogative del Capo dello Stato”.

La polemica via email

Proprio a sostegno dei colleghi palermitani si è mosso Ardita, secondo cui l’importante è ribadire lo scopo dell’Anm “che dovrebbe essere – scrive nella mail – quello di difendere i magistrati deboli, o indeboliti dall’isolamento , che fanno il proprio dovere. Era così nel 1992, perché oggi non lo è più? Che cosa è rimasto a noi del ricordo di quegli anni e che messaggio intendiamo trasmettere alle nuove generazioni?”. Domande scaturite dalla clamorosa spaccatura che lunedì, nell’assemblea romana del Comitato direttivo centrale, ha diviso l’Anm dopo l’approvazione a maggioranza di un documento che stabilisce la necessità del “silenzio” in tutte le questioni aventi a oggetto la critica giornalistica alle decisioni giudiziarie, anche perché le critiche rafforzerebbero il “corretto esercizio della giurisdizione”. Una presa di posizione che, come rileva Ardita nella sua lettera a 500 magistrati siciliani, “se letta alla luce delle polemiche sul processo trattativa Stato-mafia, e in particolare dei recente attacchi – da ultimo quello di Eugenio Scalfari – all’operato della Procura di Palermo, potrebbe suonare come un pericoloso atto di isolamento dei magistrati palermitani”. Per questo nell’assemblea romana si è acceso il dibattito: i componenti di MI, di cui lo stesso Ardita è uno dei leader, hanno cercato di impedire che il documento andasse ai voti. Il segretario di MI ha proposto anche di inserire una premessa nella quale si specificasse che, pur manifestando il massimo rispetto per il Capo dello Stato, l’Anm esprimeva “vicinanza e sostegno” ai colleghi di Palermo. Ma la proposta non è passata. E così il documento è stato approvato a maggioranza dal cartello Area-Unicost, col voto contrario di MI e di Proposta B. Conclusione? Le salomoniche dichiarazioni rilasciate all’Ansa sulla volontà di non interferire. Ardita ora si domanda: “Ma è proprio vero che l’Anm non interviene mai dinanzi a critiche rivolte ai magistrati?”. In passato, fa notare, i documenti di solidarietà contro qualunque politico giornalista o indagato abbia alzato i toni, anche per piccoli processetti, si sono sprecati: “Ma ecco che in questa vicenda, che ha sullo sfondo le bombe di Capaci e via D’Amelio, le critiche devono essere accettate e l’associazione tace per comune cultura associativa’’. Perché? “Sembra – conclude Ardita – che l’Anm abbia la solidarietà facile col muro basso”. Il leader di MI ricorda poi che ad attaccare i pm di Palermo oggi sono “autorevoli esponenti di una cultura che in passato ha spesso sostenuto battaglie per la difesa dell’indipendenza della magistratura. E dietro di loro, il centrodestra compatto e i fautori della riforma sulle intercettazioni. L’Anm come la pensa”?

Il processo di fuoco

L’ultimo passaggio della lettera di fuoco di Ardita riguarda il tema che fa da sfondo al dibattito interno all’Anm: il processo di Palermo che, sottolinea, “non è come tanti altri”, visto che l’indagine punta a verificare se le istituzioni abbiano trattato con i poteri criminali e che “il contesto è quello della morte di Falcone e Borsellino”. La considerazione di Ardita è che i pm Ingroia, Di Matteo, Sava, Del Bene (nessuno aderisce a MI) “hanno dimostrato serietà e coraggio’’, e nonostante questo nell’assemblea non si è sentita “una sola parola di considerazione e vicinanza nei loro confronti’’.

E ieri sulla questione intercettazioni di Napolitano – mentre il Pdl coglieva la palla al balzo per sostenere la stretta (“Ci manca solo che vengano pubblicate frasi del Santo Padre”) – è intervenuto anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: “I giudici di Palermo hanno agito in buona fede’’, aggiungendo poi che dal Colle non vi è stata alcuna pressione né su di lui né sugli altri magistrati.

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