magistrati: la morìa dei pool

GUARINIELLO: “IL MIO POOL BUTTATO A MARE”

di Chiara Paolin
Il pm di Torino: “Così si disperdono le competenze dei magistrati”
Raffaele Guariniello, il magistrato torinese che dagli anni Settanta insiste nel tutelare i diritti dei consumatori, la sicurezza sul lavoro e la salubrità ambientale, sa di avere una cattiva nomea. In questi giorni dovrebbe dire addio a sei dei nove pubblici ministeri attualmente in forze al nucleo di Torino votato al contrasto dei reati contro salute e sicurezza: quei magistrati lavorano in team ormai da dieci anni, e proprio per questo devono andarsene secondo la norma Castelli-Mastella. Guariniello s’oppone.
Le imputano da sempre di essere un gran rompiscatole con le sue inchieste ficcanaso. Adesso vuole anche preservare il pool nato a sua immagine e somiglianza per stanare truffe ai danni dei consumatori e prepotenze dei colossi industriali. Non starà esagerando?

Dopo anni passati a specializzarsi, i magistrati che lavorano qui a Torino (e che hanno affrontato casi delicatissimi come l’incendio alla Thyssen o l’amianto della Eternit) dovrebbero ora lasciare l’incarico per rientrare in una qualsiasi altra funzione giudiziaria di qualsiasi procura.
Un ricambio che garantisce ai singoli e alla categoria autonomia, equidistanza, terzietà?
No, una scelta assurda che si sostanzia nel buttare a mare tanta competenza faticosamente acquisita con l’unico scopo di garantire ai cittadini un processo giusto e veloce. Per affrontare materie complesse come il diritto del lavoro, le norme sulla sicurezza, le caratteristiche dei processi produttivi, dei materiali industriali eccetera eccetera, occorre mettere insieme una struttura seria, preparata, attrezzata per arrivare all’obbiettivo.
Sennò?
Sennò tutto finisce regolarmente in prescrizione. Affrontare colossi industriali e processi penali davanti alle vittime, ai familiari che vivono tragedie indicibili per una vita intera, richiede uno staff superprofessionale.
Che adesso le vogliono sgretolare.
Speriamo di no. Sono un ottimista di natura, e qualche spiraglio c’è.
Il ministro della giustizia Severino ha detto che non prevede modifiche alla norma dei dieci anni, e che i sei mesi concessi dal Csm alla procura di Torino per sostituire i magistrati è l’unico provvedimento utile, per ora.
Diciamo che sarà un tempo utile a cercare nuove soluzioni. Ho molto fiducia nel premier Monti. Incontrando il ministro Elsa Fornero ho potuto sensibilizzarla sul tema, anche se naturalmente l’ultima parola spetterà alla Severino. La quale, essendo avvocato, ha ben chiaro il valore della specializzazione.
Chi più dei tecnici potrebbe risolvere un problema così pratico?
Appunto. Mi auguro che già con il Milleproroghe si possa agire con un emendamento per evitare a noi e ad altri pool come quello di Milano il turn over, ma il vero passo è istituire una procura nazionale incaricata di seguire tutta la materia.
Come in Francia.
Esempio: le protesi che si rompono e diventano potenzialmente cancerogene. In Francia ci sta lavorando una sola procura che avrà la competenza su tutti i casi fin qui segnalati. Noi abbiamo aperto il fascicolo a Torino. Ma se domani il più piccolo e periferico distretto giudiziario aprisse un’altra inchiesta, che tutele ci sarebbero per la paziente? Sarebbe più efficace un procedimento unitario.
Non teme l’iperspecializzazione della magistratura? E magari le incrostazioni di un vertice che, se corrotto, non produrrebbe risultati – per così dire – neutri?
Una procura nazionale è sottoposta a controlli incrociati e vincoli di trasparenza. Temo molto di più ciò che accade ogni giorno nel nostro Paese. Ci sono aree enormi, soprattutto al Sud, dove nemmeno si fanno partire inchieste su questi temi. Ma anche nel resto d’Italia ci può essere il magistrato poco competente, o poco coraggioso, o semplicemente conscio di non essere in grado, coi suoi mezzi, di gestire un certo reato. Poter contare su una struttura stabile, capace di consolidare e trasmettere le sue conoscenze, significa mettere al sicuro i diritti dei cittadini.
Anche nella prevenzione.
Sappiamo che la metà delle scuole italiane non è a posto con le norme di sicurezza. Pensi che rivoluzione se esistesse una task force per verificare e correggere le carenze.
A lei toccò indagare sulla morte del liceale piemontese morto per il distacco dell’intonaco.
La prevenzione è il vero obiettivo di un Paese civile. Con una procura ad hoc si potrebbero fare miracoli, evitando lo spreco di tempo e di denaro nel fare lo stesso lavoro più volte e in tanti luoghi diversi.
Guariniello, vuol convincere Monti che lo farà pure risparmiare?
Certo. E non sulla pelle dei cittadini.
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