mani pulite l’hanno fatta gli americani…

DI PIETRO SUI RAPPORTI CON IL CONSOLE SEMLER: “NON POTEVO DIRGLI CIÒ CHE NEPPURE IMMAGINAVO”

di Valerio Cattano

L’amico amerikano, parte seconda. Dopo l’intervista postuma con l’ambasciatore Reginald Bartholomew, La Stampa, a firma di Maurizio Molinari, ritorna sui rapporti di Antonio Di Pietro con esponenti dell’Amministrazione americana all’epoca delle indagini su Mani Pulite del pool di Milano. L’ex magistrato avrebbe raccontato al console statunitense, Peter Semler, già nel novembre 1991, che piega avrebbe preso l’inchiesta, tanto da anticipargli l’arresto di Mario Chiesa e il successivo coinvolgimento di Bettino Craxi e la Democrazia cristiana. Insomma, americani in cabina di regìa informati su tutto. Stavolta però Di Pietro non ci sta, sottolineando alla stessa Stampa che, se da un lato è vero il buon rapporto che aveva con Semler, dall’altro le date non coincidono: “Nel novembre 1991 – ribadisce il leader di Idv – non potevo anticipargli il coinvolgimento dei vertici di Dc e Psi perché in quel novembre già indagavo su Mario Chiesa, ma non avevo idea di dove saremmo andati a parare”. Il pool di Mani Pulite manovrato dagli Usa? Di Pietro rifiuta questa tesi a RaiNews24: “Non fummo pedine”; e l’avvocato Francesco Borasi, legale degli ex pm Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, a proposito dell’intervista a Bartholomew e alle dichiarazioni che li riguardano, fa sapere di ritenerle “palesemente false e diffamatorie”, annunciando azioni sia in sede civile che penale.

Dopo l’intervista con il morto (l’ambasciatore Bartholomew) La Stampa rilancia e stavolta porta la testimonianza di Semler: “Di Pietro mi piacque molto, fece il viaggio negli Stati Uniti organizzato dal Dipartimento di Stato. Gli fecero vedere molta gente a Washington e a New York. Ero spesso in contatto con lui. Ci vedevamo. Ogni volta che chiedevo di vederlo lui accettava”. Poi aggiunge: “Ci vedemmo alla fine del 1991, credo in novembre, mi preannunciò l’arresto di Chiesa e mi disse che le indagini avrebbero raggiunto Bettino Craxi e la Dc. Eravamo informati molto bene”. Ricordi imprecisi. Di Pietro ne è sicuro: “Nel novembre 1991 non potevo anticipargli ciò che non sapevo”, e sul viaggio negli Stati Uniti aggiunge: “C’ero già stato anche prima per atti di indagine. Poi fui invitato come succede a molti”. A SkyTg24 Di Pietro è tornato sull’intervista postuma a Bartholomew: “Pace all’anima sua, ma dice panzane. L’avviso di garanzia a Berlusconi non lo facemmo nel luglio 1994 durante il G7 per delegittimare Clinton. L’avviso di garanzia a Berlusconi fu fatto nel novembre 1994. Bartholomew, sul letto di morte, è stato utilizzato strumentalmente”.

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