manifestare sarà sempre più difficile

MANIFESTARE SARÀ SEMPRE PIÙ DIFFICILE
Dopo un giorno di scontri, tra scelte della polizia ed errori degli “indignati”

“La responsabilità principale di difendere la libertà di manifestare è sempre e solo dello Stato”: a scriverlo nella sua analisi è Maurizio Viroli. Perchè quel che emerge dalle opinioni dei nostri commentatori è che, comunque sia davvero andata sabato 15 ottobre a Roma, è stata una sconfitta. Che come diretta conseguenza potrebbe portare all’impossibilità di scendere in piazza per esprimere il dissenso democratico. Si poteva evitare? Spiega Furio Colombo che “la manifestazione è stata colpita con inaudita violenza e una modesta e disorientata protezione della polizia”. Mentre Paolo Flores d’Arcais suddivide le responsabilità: se gli incappucciati “hanno calpestato la democrazia col loro squadrismo”, il ministro dell’Interno “ha responsabilità decisive”. Più provocatorio Massimo Fini: “A furia di non dare alcun ascolto a manifestazioni pacifiche, qualcuno per far sentire le proprie ragioni si sente autorizzato a ricorrere alle maniere forti”.

PAOLO FLORES D’ARCAIS
Pagheremo un prezzo troppo alto

La rivolta è sacrosanta, il teppismo no, neppure per disperazione. Gli incappucciati che hanno bruciato macchine o devastato un negozio di “delikatessen” o mandato in frantumi la filiale di una banca, non hanno inferto nessun colpo “al cuore” (o al dito mignolo) dell’establishment, hanno invece impedito a duecentomila “indignati” di manifestare. Hanno impedito la rivolta, hanno calpestato la democrazia: col loro squadrismo. Il ministro dell’Interno ha responsabilità decisive, c’è l’analisi lucida di un poliziotto che le spiega perfettamente ( http://temi.repubblica.it/   micromega-online/15-ottobre  riflessioni-di-un-poliziotto  ). Ma il regime si servirà delle proprie colpe per qualche repressione a casaccio o per nuove “leggi Reale” (Di Pietro è impazzito?). Ora gli indignati vogliono riprendere la loro rivolta sacrosanta, individuando e denunciando teppisti e squadristi, perché non ci riprovino più. Pagheranno comunque un prezzo, altissimo. Che avrebbero potuto evitare, se non avessero lasciato spazio all’ambiguità. C’erano gruppi e sigle che esigevano l’assalto ai palazzi del potere: ovvio che fossero incompatibili con la strategia degli indignati. Perché non sono stati esclusi subito? Perché questa soggezione, questa paura di rompere con chi vuole comunque la manifestazione/assalto? Aver legittimato la loro partecipazione parassitaria e inconciliabile è l’errore imperdonabile. Ora, speriamo che il movimento rinasca. Perché c’è più che mai bisogno di indignazione e di rivolta. Democratica.

FURIO COLOMBO
Una disorganizzazione perfettamente sospetta

Sabato 15 ottobre è una data da ricordare. Quel giorno è finita la manifestazione spontanea del dissenso contro un governo che pure molti (in Italia e nel mondo) giudicano indegno di governare e comunque dedito ad attività inutili, illegali o sconce. È accaduto che una violentissima e bene organizzata sequenza di azioni distruttive, da parte di squadre di giovani mascherati, detti “Black bloc”, abbia cancellato il senso e la testimonianza di una manifestazione pacifica, organizzata assieme ad altre centinaia di eventi del genere (tutti pacifici e indisturbati) nel resto del mondo. Dovunque tali eventi volevano dire dissenso profondo e distacco assoluto da governi e misure detti di “austerità” che impongono ai cittadini, incluse le masse senza lavoro, i fallimenti di un’epoca di incontrollate attività di finanza a beneficio di pochi. Un solo governo, quello ormai illegale di Berlusconi (dopo la bocciatura alla Camera della legge sulla contabilità dello Stato, bocciatura che non è sanabile) non ha tollerato la grande manifestazione di dissenso dei cittadini. La manifestazione è stata colpita con inaudita violenza e una modesta e disorientata protezione della polizia. C’è un rapporto diretto fra un pessimo governo (che non tollera alcun tipo di critica e controlla tutta l’informazione) e la distruzione del dissenso tramite violenza organizzata? Non sono in grado di dimostrarlo ora, ma lo dico perché la coincidenza fra protesta, distruzione violenta della protesta, e stroncatura, d’ora in poi, di ogni altro tentativo di protesta pubblica contro il governo, è troppo clamorosa per confinarla nei limiti di poche centinaia di persone cattive, che rompono persino le statue della Madonna. La buona organizzazione che è mancata alla polizia, era ferrea fra gli uomini in nero. Forse è un caso. Forse.

MAURIZIO VIROLI
La responsabilità di difendere un diritto è dello Stato

Se i violenti riescono ad arrivare nella città dove si svolge la manifestazione, è molto difficile per le forze dell’ordine proteggere sia il corteo sia la città. Ne è prova quanto è avvenuto in altre città europee e americane, dove forze dell’ordine bene equipaggiate e bene addestrate hanno incontrato serie difficoltà. Ma impedire l’arrivo dei provocatori non dovrebbe essere impossibile, soprattutto con le moderne tecniche d’individuazione e d’intelligence, se c’è ferma volontà politica di farlo. Manifestare pacificamente è una fondamentale libertà civile. Il governo, e in particolare il ministro dell’Interno, hanno il dovere di difenderla con la massima determinazione e competenza. Un ministro dell’Interno che si rivela incapace di farlo dovrebbe dimettersi, se fosse una persona seria. Di fronte ai violenti organizzati, i cittadini pacifici disorganizzati possono fare ben poco. A Roma, i ragazzi e le ragazze che si sono mobilitati per esprimere il loro giusto sdegno nei confronti della corruzione politica che sta distruggendo il loro presente e il loro futuro, si sono comportati con saggezza e coraggio. Se vogliono difendere il movimento che hanno costruito da soli devono mantenere i nervi saldi e intensificare gli sforzi per isolare i provocatori. Il servizio d’ordine delle manifestazioni sindacali e del vecchio Pci riusciva quasi sempre a impedire ai violenti di infiltrarsi nel corteo, e non permetteva a nessuno di indossare un casco, o coprirsi il volto o brandire spranghe. I giovani del movimento potrebbero fare altrettanto. Ma deve essere chiaro che la responsabilità principale di difendere la libertà di manifestare è sempre e solo dello Stato.

MASSIMO FINI
Non si può ammanettare l’odio

Chissà se quanto è successo l’altro pomeriggio a Roma insegnerà qualcosa a Pierluigi Battista e a tutti i Battista di questo Paese. Il 14 settembre 2002 Paolo Flores d’Arcais organizzò proprio in piazza San Giovanni una manifestazione sulla legalità cui parteciparono circa un milione di persone e che si svolse in modo assolutamente pacifico. In tv ipso Battista, non sapendo che altro dire, affermò che in piazza San Giovanni si respirava un “clima d’odio”. Io c’ero e non notai nessun odio, in ogni caso l’odio, come l’amore, è un sentimento e non si possono mettere le manette ai sentimenti. La manifestazione non solo non ebbe nessun ascolto da parte del governo, ma fu demonizzata sia dalla destra che dalla sinistra. Quante volte ho sentito esponenti di sinistra, intervistati, dire scandalizzati “non mi prenderà mica per un girotondino?”, dimenticando che manifestare “pacificamente e senz’armi” non è solo un diritto costituzionalmente garantito (art. 17), ma è il primo diritto politico del cittadino, più del voto, perché esercitato in modo diretto. A furia di non dare alcun ascolto a manifestazioni pacifiche anche imponenti e anzi di demonizzarle, può capitare che qualcuno nell’assoluta impotenza di far sentire le proprie ragioni, si sente autorizzato – il che non è – a ricorrere alle maniere forti. In secondo luogo è molto difficile il richiamo alla legalità e al rispetto delle Istituzioni (oltre che, ovviamente, delle persone e delle cose altrui) in un Paese dove il premier ha definito la magistratura “peggiore della criminalità” e si è reso responsabile, impunemente, di ogni sorta di illegalità.

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