marchionne fuori di testa

MARCHIONNE ATTACCA I TEDESCHI LO SBRANANO

La Volkswagen: “Insopportabile, lasci subito la presidenza dei costruttori europei”

di Chiara Paolin

Marchionne sbeffeggiato da Borghezio mentre la stampa internazionale avanza seri dubbi sulle sue abilità fascinatorie e i colletti bianchi torinesi meditano l’iscrizione alla Fiom.

Sembrerebbe la barzelletta dell’estate, invece è la cronaca di un declino d’immagine che sta colpendo duramente l’amministratore delegato della Fiat. Già i risultati tragici delle vendite avevano progressivamente velato il piglio vincente dell’uomo in maglioncino: anche a giugno il bollettino dice -17 per cento sul mercato europeo. Colpa di chi? Della Volkswagen, sostiene Marchionne. Perché i tedeschi, con i loro prezzi ribassati e le politiche di super-finanziamento ai clienti, stanno facendo “un bagno di sangue” nel fragile mercato della vecchia Europa (dichiarazione resa all’Herald Tribune).

In realtà, le tecniche commerciali teutoniche non hanno nulla di straordinario, e c’è anzi chi ha sottolineato come i furbetti dello sconticino siano stati altri, in questo inverno di penitenze. “Tutti i produttori, per attrarre clienti, lanciano promozioni sul mercato europeo – ha scritto il Frankfurter Allgemeine Zeitung –. I maggiori sconti quest’anno sono stati quelli per la Fiat Punto (30,6%) e per la Opel Corsa (31,3%)”.

RISPEDITE al mittente le accuse di concorrenza sleale, è arrivata anche la risposta ufficiale dell’azienda: “I commenti di Marchionne sono ancora una volta inqualificabili – ha detto al Wall Street Journal il portavoce della Volkswagen –. La sua presidenza dell’Acea, l’associazione dei costruttori di automobili europei, è ormai insopportabile: chiediamo le sue dimissioni, o valuteremo l’ipotesi di uscire noi dal gruppo”.

Del resto, Martin Winterkorn, amministratore delegato Volkswagen, non può prendere lezioni da Marchionne. I due guadagnano praticamente la stessa cifra, 17 milioni di euro l’anno, ma il tedesco ha dovuto portare a casa risultati da record per meritarseli: profitti operativi pari al 7 per cento dei ricavi, vendite in crescita del 23 per cento, e stipendi per gli operai poco sotto i 3.000 euro mensili (con premio produzione da 7.500 euro).

PROPRIO questi numeri hanno innervosito Marchionne, facendogli dire che se Germania e Francia non rinunceranno a un po’ di mercato europeo, sarà impossibile competere lealmente. “Le ultime esternazioni di Marchionne contro la politica dei prezzi di Volkswagen rasentano il surreale – dicono i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante -. L’a.d. Fiat, che tutti i giorni dà lezioni a mezzo mondo sulle superiori ragioni del mercato, in questo caso protesta contro l’idea stessa di concorrenza. Delle due l’una: o il numero uno di Fiat si sta scoprendo comunista, forse stregato dalle frequentazioni cinesi, oppure deve risolvere qualche contraddizione con se stesso”.

E per fine economista passa a questo punto anche l’eurodeputato Mario Borghezio, Lega Nord, quando deve spiegare l’accaduto ai colleghi: “L’attacco rivolto alla Volkswagen è a dir poco grottesco. Come può Marchionne permettersi di dare lezioni a chi, nel primo trimestre 2012, raggiunge un utile superiore al 36 per cento, in una fase di mercato non certo favorevole? Finiamola col raccontare balle mentre i lavoratori del Nord, questi sì, rischiano un bagno di sangue…”.

Più freddina, ma d’impatto, la nota emessa da Bruxelles: “Non ci risulta alcuna collusione o abuso di posizione dominante o altre violazioni delle regole della concorrenza da parte di Wolkswagen”, ha detto ieri Antoine Colombani, portavoce del commissario Ue alla Concorrenza Joaquin Almunia. “Il problema vero è il prodotto, lo sanno tutti – chiosa Giorgio Airaudo della Fiom –. Dov’è il modello Fiat che si identifica col rilancio promesso da Marchionne? Dove stanno gli investimenti? Perché Fiat sarà l’unica marca europea che nel 2014 non avrà in produzione auto ibride o elettriche?”.

Effettivamente, Volkswagen ha optato per una politica opposta a quella italiana: modelli nuovi e tecnologicamentemolto avanzati, pur in epoca di crisi generale. “Oserei di più – spinge Airaudo –. Oltre a ospitare una discreta succursale del gigante internazionale Fiat, il governo italiano deve favorire l’ingresso di nuovi costruttori. Opel vuole comprare l’Alfa? Benissimo. Possiamo far venire qui i coreani a produrre in qualità? Siamo pronti. Però basta parole a vanvera”.

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