nessuno mi può giudicare

UN DECRETO ANTIGIUDICI

Il governo ha già la bozza pronta se il gip non cede Clini: con questa sentenza a rischio l’industria italiana

di Sara Nicoli

La bozza del decreto d’urgenza è già pronta, due righe per disporre la sospensione dell’esecutività del provvedimento del giudice Patrizia Todisco fino al termine dell’iter dei ricorsi. La produzione all’Ilva così potrebbe continuare per mesi alle stesse condizioni di oggi. Ma questa è l’arma finale, perché il governo è consapevole che intervenire per decreto contro un giudice farebbe salire ancora la tensione a Taranto.

IL MINISTRO dell’Ambiente Corrado Clini ieri ha detto che “per il momento vorremmo evitare un decreto d’urgenza per non sovrapporre procedure a procedure”. Però Clini ha anche spiegato, in un’audizione alla Camera, che le valutazioni fatte dalla giudice per le indagini preliminari , dal Tribunale del riesame e dal governo sono oggettivamente diverse e discordanti. Come dire: un decreto potrebbe diventare necessario. Si vedrà se il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sarà disposto a firmarlo (per ora dal Quirinale non commentano). Molto dipenderà da come andrà la visita a Taranto e all’Ilva che i ministri Corrado Passera, Clini e forse anche Paola Severino faranno venerdì. C’è solo un modo, infatti, per arginare la decisione del gip di bloccare la produzione all’Il-va: garantire al tribunale che verranno messe in atto forti misure di risanamento, in tempi ragionevolmente brevi, sotto la responsabilità politica del governo. Il decreto Taranto con i 336 milioni per il risanamento, a settembre all’esame della Camera, prevede già un commissario ad acta per la bonifica dei quartieri attorno allo stabilimento. Servono garanzie di terzietà nella gestione della pratica, perché – si ragiona tra i ministri coinvolti – quello che ha insolentito il gip Todisco, convincendola a emanare l’ordinanza di chiusura degli impianti, sono state le parole del presidente dell’Ilva Bruno Ferrante alla stampa sulla sua volontà di “fare ricorso contro i giudici” (cosa che ieri è avvenuta).

LA GARANZIA di una stringente road map di risanamento dell’acciaieria potrebbe ammorbidire la posizione del gip e del Riesame. Il compromesso che alla fine potrebbe emergere si concretizzerebbe in un provvedimento alla firma del governo già nel prossimo Consiglio dei ministri del 24 agosto. Se, però, la mediazione non riuscirà, allora il conflitto sarà inevitabile. Anche nel governo, c’è chi, come il ministro Clini stesso, giudica l’operato del gip troppo severo rispetto all’attualità. “Il gip dice che l’impianto è una sorgente di rischio – ha detto ieri alla Camera – e fa riferimento ai dati della perizia che ha trovato un aumento della mortalità per alcune malattie; la perizia però parla di malattie croniche e tumorali, per cui è impossibile fare una correlazione con i rischi attuali”. Secondo il ministro, gli eccessi di mortalità evidenziati non dipendono dalla condizione attuale degli impianti, ma sono un’eredità del passato. Ma i dati in questione sono gli unici in possesso dei magistrati. “Chiudere l’Ilva sulla base delle indicazioni della perizia – ha proseguito Clini – sarebbe come chiudere adesso le strade al traffico diesel perché si sa che 20 anni fa era un inquinante pericoloso per la salute”.

Ieri sono arrivati al ministero della Giustizia i due provvedimenti, richiesti dal ministro Severino, firmati dal gip di Taranto, Patrizia Todisco. Il ministro vuole capire se nelle due ordinanze siano riscontrabili abnormità sanziona-bili sotto il profilo disciplinare. La strada del compromesso possibile resta l’unica da percorrere. Altrimenti, avanti con il ricorso alla Corte costituzionale.

“CONFERMO – ha aggiunto Clini – che stiamo lavorando sull’ipotesi di un ricorso alla Consulta, ma se riusciamo a trovare un punto di equilibrio abbiamo risolto i problemi. Invece di aprire un conflitto potremmo lavorare insieme. Eventualmente, la finalità sarebbe chiarire i termini dei ruoli, non aprire un conflitto con la magistratura. È l’incertezza sui ruoli generata dall’azione della procura, che ha messo a rischio l’intero sistema industriale italiano”. “Non cerchiamo uno scontro – ha concluso – ma chiarezza di ruoli e competenze”. Venerdì 17 il primo round, a Taranto, con la visita dei ministri.

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