“non mollo, non sono mica berlusconi”

di Marco Lillo

“Nessuno mi ha chiesto di farmi da parte. Né il presidente del consiglio Mario Monti perché la sua era solo una battuta, né il sottosegretario Antonio Catricalà, nel discorso che ci siamo fatti ieri a Palazzo Chigi. E non ho nessuna intenzione di andarmene”. Parola di Pierfrancesco Guarguaglini, il presidente di Finmeccanica accusato dal suo ex collaboratore e consulente Lorenzo Cola di essere a conoscenza del sistema di corruzione che si celava dietro gli appalti per centinaia di milioni di euro affidati dall’Enav al suo gruppo e poi smistati agli imprenditori che poi pagavano mazzette alla politica e ai manager pubblici.

Il Fatto Quotidiano ha contattato il presidente del gruppo leader nel settore difesa in una delle serate più difficili della sua vita. Guarguaglini è indagato per frode fiscale e false fatturazioni mentre la moglie, Marina Grossi, amministratice della Selex Sistemi Integrati, la controllata del gruppo al centro dell’indagine, si vede contestare anche la corruzione. Le pressioni per le dimissioni di entrambi, dopo la frase di Mario Monti che si aspetta “una soluzione rapida e responsabile”, sono aumentate di ora in ora. Quando in mattinata Guarguaglini varca il portone di Palazzo Chigi per parlare con il sottosegretario alla presidenza del consiglio, sono in tanti a darlo per spacciato.

Presidente Guarguaglini cosa vi siete detti con Catricalà?
Abbiamo fatto un incontro per analizzare insieme la situazione.

Le agenzie titolano: Catricalà convoca Guarguaglini. Le ha fatto pressioni per dimettersi dopo l’ultimatum del premier?
Catricalà non mi ha chiesto di dimettermi e nessuno nel Governo mi sta facendo pressioni in questo senso. Quella di Monti era solo una battuta. Non c’è stata nessuna convocazione. Sono stato io a chiedere un incontro con il sottosegretario. Tutti dicono che io resisto al mio posto e nessuno capisce che cerco solo di capire quale è il bene della mia società.

Sembra di sentire parlare Berlusconi prima delle sue dimissioni. Non pensa che, come per il premier, proprio le dimissioni farebbero il bene generale?
Se permette io penso di distinguermi da Silvio Berlusconi per varie ragioni. Primo: io non ho nemmeno ricevuto un avviso di garanzia; per la questione Digint non sono stato nemmeno indagato e ad oggi nessun manager del mio gruppo è stato nemmeno rinviato a giudizio. Quindi io penso che il mio compito è solo quello di capire cosa pensa l’azionista di maggioranza della società, cioé il Governo. Poi devo prendere le decisioni giuste.

Presidente lei è indagato. Lo hanno scritto tutti i giornali. Non lo sa?
Le spiego come è andata: ai primi di luglio mi è arrivata una comunicazione del Gip di Roma sulla quale era scritto che il pm Paolo Ielo stava indagando su di me. Ma non c’era scritto perché. Quindi non lo so né nessuno mi ha mai convocato. Non dimentichiamo che l’iscrizione poi è spesso un atto dovuto.

Presidente lei ha letto il verbale di Lorenzo Borgogni pubblicato dal Fatto? Il suo direttore centrale per le relazioni esterne e istituzionali si era fatto un tesoretto in Svizzera da 5, 6 milioni di euro, poi scudati, grazie a società in rapporti con Finmeccanica. Non pensa di avere controllato male il suo braccio destro?
Di errori ne faccio tanti. Già ho ammesso in tv con Report di averne fatto uno con Lorenzo Cola e questo potrebbe essere il secondo.

Sì ma Cola era un consulente esterno, strapagato, ma esterno. Borgogni era il suo braccio destro da tanti anni. Quando ha letto sul Fatto che incassava 2 milioni di euro dall’Italbroker per prorogargli il contratto. Si è sentito tradito?
Abbiamo avviato un audit per verificare se è vero. Sarebbe una cosa che non va bene e dobbiamo andare in fondo.

Lo dice Borgogni stesso a verbale, sarà vero. O no?
Aspetto l’esito delle indagini interne che abbiamo avviato.

Sua moglie è amministratrice di Selex Sistemi Integrati, la società al centro delle indagini, perché non si dimette?
Ho fiducia in lei e sono sicuro che ne uscirà completamente pulita. Lei aveva già un posto importante quando sono arrivato in Finmeccanica. E’ una persona valida professionalmente e moralmente forte. Lei pensa è che restando al suo posto fa l’interesse della società e dei dirigenti perché le dimissioni sono interpretate come un’ammissione di colpevolezza.

Anche lei resta per questo?
Io sono in una situazione diversa. Non ho ricevuto nessuna contestazione. Non sono situazioni equiparabili.

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