opus dei di fede e di governo…

Tra banche e fondazioni

Santo potere, la mappa (quasi) segreta

di Vittorio Malagutti

Che cos’hanno in comune l’ex sciatore svizzero Pirmin Zurbriggen (campione olimpico e mondiale) e la scrittrice italiana Susanna Tamaro? Semplice, entrambi fanno parte del comitato di patronage della Fondazione Limmat di Zurigo. Assieme a loro troviamo una dozzina di personalità internazionali dall’Arciduca Rodolfo d’Austria, all’ex commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Jean Pierre Hocké. Nel nome del beato Josemaria Escrivá, tutti partecipano in veste di consulenti alla gestione di una delle fondazioni chiave per comprendere l’attività e il potere dell’O-pus Dei.

Nata per sostenere attività benefiche in giro per il mondo, la Limmat, che prende il nome dal fiume che attraversa Zurigo, possiede in realtà anche partecipazioni in società di capitali come, in Italia, il campus Biomedico, l’ospedale dell’O-pus Dei a Roma. Ancora più importante in questa geografia del potere è un’altra fondazione zurighese, la Uninter Stiftung, a cui fa capo la società in accomandita Cbm, a sua volta titolare di una quota rilevante del Campus.

La vera e propria holding italiana dell’Opus si chiama invece Rui partecipazioni. Da qui si dirama una ragnatela di interessi in società che controllano importanti attività immobiliari, i centri culturali e le residenze universitarie su cui si fonda la presenza dell’Opera in Italia. Difficile fare un calcolo preciso di quanto possa valere questo patrimonio in case e palazzi, spesso nel centro di grandi città come Roma e Milano.

Il potere dell’Opus però non sta solo nei suoi bilanci, per quanto ricchissimi. I fedeli del beato Escrivá occupano posizioni di vertice nel mondo dell’economia e della finanza. Difficile fare nomi. Salvo poche eccezioni, tutti (o quasi) gli interessati negano legami con l’Opera. È il caso, per esempio, dell’ex presidente dello Ior, la banca del Vaticano, Ettore Gotti Tedeschi, considerato molto vicino all’Opus.

NEL MONDO delle grandi banche vengono accreditati di legami con la prelatura anche Paolo Biasi, imprenditore e numero uno della Fondazione Cariverona, a cui fa capo una quota importante di Unicredit. Sempre a Verona c’è un altro banchiere di peso come Carlo Fratta Pasini, presidente del Banca Popolare, la sesta banca italiana per valore di Borsa.

Dopo la morte di Gianmario Roveraro (rapito e assassinato nel luglio 2006) il manager di riferimento per il mondo Opus Dei è invece un capitano di lungo corso della finanza nazionale come Giuseppe (Pippo) Garofano, già braccio destro di Raul Gardini ai tempi della Montedison. Garofano guida il gruppo Alerion (energie alternative) e a sostegno delle sue iniziative ha raccolto capitali da famiglie amiche come i Gavio e i Ligresti.

Liste segrete, bilanci inesistenti: in assoluto non si può certo dire che le strutture di vertice della prelatura siano un monumento alla trasparenza. Eppure, a fine giugno, il Vaticano ha affidato l’incarico di advisor per la comunicazione a un giornalista targato Opus Dei come l’americano Greg Burke, 52 anni. Obiettivo: migliorare l’immagine della Chiesa cattolica dopo gli scandali dei mesi scorsi. Nel segno della trasparenza, hanno assicurato dalle parti di Piazza San Pietro.

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4 risposte a “opus dei di fede e di governo…”

  1. Giacomo Staffa ha detto:

    E giorno dopo giorno, giornale dopo giornale, blog dopo blog, sull’Opus Dei si accumularono montagne altissime di stupidaggini, finché nessuno seppe più di che cosa si trattava veramente. E’ questo l’obiettivo?

  2. Ciao ha detto:

    L’Opus Dei ha risposto così:

    Nelle pagine che il Fatto Quotidiano del 15 luglio ha dedicato all’Opus Dei ci sono diverse imprecisioni ad esempio quando si dice che il processo di canonizzazione di san Josemaría è stato il più veloce della storia (ce ne sono diversi altri più celeri), o quando si scrive che l’Opus Dei ha avuto connivenze col franchismo: cosa puntualmente smentita dalle ricostruzioni storiche. Ma c’è soprattutto un fraintendimento di fondo: l’Opera è l’esatto contrario della rete o della lobby dipinta dall’articolo. Uno degli elementi essenziali dello spirito dell’Opera è proprio la libertà. L’unico scopo della prelatura è quello di formare cristiani ferventi e consapevoli della loro fede, lasciando tutto il resto alla legittima e personale iniziativa delle persone.
    Le diverse attività citate dal quotidiano non sono gestite dall’Opus Dei ma portate avanti da persone con nome e cognome, alcuni fedeli della prelatura altri no. Sono un esempio di collaborazione tra persone diverse unite per il bene comune. Iniziative pienamente civili, sottoposte alla legge, che pagano le tasse e che si sforzano di contribuire con fatti alle necessità della società: promuovere una medicina attenta alla persona umana, dare formazione qualificata ai giovani, sviluppare collegi universitari culturalmente stimolanti e caratterizzati da ambiente familiare. Chi frequenta queste attività rimane edificato dallo spirito di libertà e impegno per il bene che le contraddistingue. Ci si chiede che senso abbia, di questi tempi, gettare sospetto proprio su persone che, rifiutando privilegi e confrontandosi con le regole della società, si danno da fare per il futuro del nostro Paese.
    Cordiali saluti

    Bruno Mastroianni
    Direttore Ufficio Informazioni Prelatura dell’Opus Dei Italia

    • magari il buon mastroianni potrebbe spiegare la ‘regola’, il ‘cilicio’ e la caterva di intervistati con problemi psicologici (v’è una caterva di libri da cui documentarsi, forse che gli autori sono tutti prezzolati o pazzi?) che con estrema difficoltà si staccano dall’opus dei…poi, per soprammercato, ci spieghi il buon mastroianni cosa c’entra l’opus dei col messaggio del cristo…

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