p4: strage thyssen? e che sarà mai…

P4 STRAGE THYSSEN? CHE SARÀ MAI
di Malcom Pagani

I contatti di Luigi Bisignani abbracciano un arco trasversale. Al mondo imprenditoriale si sovrappone in un gioco di specchi riflessi, rimandi e reciproche convenienze anche la politica. Dall’ufficio romano di piazza Mignanelli “Bisi” controlla la situazione. Tra i suoi interlocutori fidati spicca Franco Frattini, ministro degli Esteri del governo Berlusconi. I due parlano spesso, con frequenza direttamente proporzionale ai guai della compagine. Nei giorni in cui il destino del governo Berlusconi appare appeso a un filo, comunicare è essenziale. È il 5 agosto 2010. Alle ore 18:33, Bisignani viene raggiunto da una chiamata dal ministero degli Esteri. Dall’altro capo del filo c’è il ministro Frattini. Le angustie del capo e i consigli di Gianni (Letta?) sono il fulcro della conversazione.    LA COMPRAVENDITA    (…) Frattini: “Però voglio dire, oggi ho fatto… ancora una volta sono andato a questo gruppo qui, a questo mi… questo minivertice, dove oggi il nostro era sul dialogante cioè…”.    Bisignani: “Ah, meno male”.    Frattini: “Dice: ma insomma non possiamo sempre sparare questa cosa delle elezioni, il governo deve andare avanti, ha incoraggiato anche me (…). Sai, dice: tu che hai questa immagine devi dirle queste cose, non possiamo fare che sfasciamo tutto hai capito?”.    GAUCCI SU “PANORAMA”    I due passano a discutere del numero di Panorama in edicola, dove in sette pagine sull’affaire Montecarlo, trova spazio anche un’ampia, durissima intervista a Luciano Gaucci.    (…) Frattini: “Oggi era nella… perché evidentemente, sai, anche Gianni gli ha detto: beh, insomma, non possiamo minacciare ogni giorno perché la paura fa novanta. Sai ci vuole niente sull’onda della paura quei due, tre senatori che ti passano di qua e ti fanno il governo tecnico perché alla Camera i numeri ci sarebbero in teoria”.    Bisignani: “Certo, al Senato…”.    Frattini: “Al senato no, però se si prendono e si comprano quattro o cinque senatori, sei senatori proponendogli posti di sottosegretario e di ministro questi si spostano…”.    Bisignani: “E certo”.    Frattini: “Piuttosto che andare a casa fanno il ministro, no, eh”. (…)    L’amico libico    Il gran giorno è arrivato. Tra hostess, amazzoni e tende piantate nel verde delle pubbliche ville di Roma, il dittatore libico Muammar Gheddafi calcherà il suolo patrio. Il governo Berlusconi si stringe al Colonnello come un sol uomo. Bisignani rimane nell’angolo. Il suo ruolo, all’apparenza minore, è regalare un sorriso al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, preoccupata di rimaner fuori dal giro che conta. Allo scopo chiama, a più riprese, Alessandra Maleci, coinvolta nel cerimonialeperlavisitadelleaderdell’exAfrica italiana. La prima volta alle 15:03 del 30 agosto 2010.    (…) Maleci: “Cioè lui mi ha detto che ci sono quasi tutti i ministri più importanti, appunto, da Brunetta, Prestigiacomo, Maroni, Frattini (…). Ho chiamato il mio tecnico che sta là di chiamarmi appena arriva ilcerimonialeperfartisapere(…),perfarti dire tutti i nomi dei ministri (…), ma ti servono tutti?”.    Bisignani: “No, non, no mi serviva sapere dove avevano messo perché… in che tavolo avevano messo la Prestigiacomo (…) pare che sia un tavolo scamuffo, dovevo vedere di fare un accordo lì sull’ambiente, allora volevo capire…”.    “UN TAVOLO DEL CAZZO…”    Pochi minuti dopo, Bisignani ottiene la risposta che cercava. Sono le 15:14 del 30 agosto.    (…) Maleci: “Ecco, allora, dunque, scusa, dal mio omino che sta lì mi dice che lei sta al tavolo con la Letizia Moratti”.    Bisignani: “Sì, sì quello lo so. Ma come è, un tavolo buono?”.    Maleci: “Il vicesindaco di Roma Cutrufo (…) e un certo Gasparri lui dice che…”. (…)Bisignani:“Bisognavacapireseèun tavolo giusto o no, perché se è un tavolo del cazzo come lei pensa sia, allora facciamo…”.    VEDI IL LEADER E POI CONTI    Che Bisignani abbia avuto soddisfazione (plauso e tavolo “giusto” per l’amica Stefania) si evince dalla telefonata con una persona informata dei fatti. Hafed Gaddour, ambasciatore libico a Roma. Fedelissimo di Gheddafi (poi passato con i ribelli anti-regime durante la rivolta) e grande amico di Luigi Bisignani. Tutto è andato come doveva. La fine della storia (primavera araba, guerra, caduta del raìs) non era ancora nota. La conversazione tra i due è del 31 agosto 2010, di prima mattina, alle ore 9:28.    (…) Bisignani: “Che bello vederti ieri sera lì, con la tua tunica, ero così contento per te,guarda,amemifregavasolodite,ilresto non me ne fregava niente”.    Gaddour: “Grazie (…) ti ha chiamato la Prestigiacomo?”.    Bisignani: “Mi ha mandato un messaggio stanotte, perché che le hai detto?”.    Gaddour: “Sì, tutto, le ho fatto vedere il leader, hanno parlato, hanno fatto la fotografia (…) l’ho invitata a Tripoli, le ho detto che si fa il protocollo, tutto quello che vuole (…) poi lei è stata veramente contenta, poi con la Gelmini, tutti li ho fatti parlare, uno a uno, poi tutti i ministri con lui hanno voluto fare la foto (…)”.    Morti a Torino    FlavioeGigi.GigieFlavio.Grandeamico di Luigi Bisignani è Flavio Briatore. I due dormono poco, si svegliano presto e si telefonano instancabilmente, fin dalle prime ore del giorno. Lo dimostra una conversazione del 3 settembre 2010 alle ore 7,33. Bisi&Briatore affrontano argomenti distanti tra loro, ma uniti da un unico comun denominatore. Gli affari. Prima discutono di processo breve. Bisignani biasima gli attacchi a Fini perché, sostiene, sarebbe stato più saggio aspettare il via parlamentare al processo breve. Aver iniziato la demolizione dell’antico alleato prima di aver ottenuto il salvacondotto, è rischioso e poco lungimirante. (…) Briatore: “Perché il processo a breve… qual è il problema del processo a breve?”. Bisignani:“ÈchesequellidiFininonlo… non lo votano, non ci stanno i numeri e non passa”. Briatore: “E allora?”. Bisignani: “E allora lui fa il processo normale con le regole che ci stanno e nel processo lui si piglia cinque anni e l’interdizione dai pubblici uffici, capito?”.    Esaurito l’argomento Fini, il duo riflette dolente sullo stato delle cose. La condanna dei vertici ThyssenKrupp, ad esempio, li nausea.Isetteoperaimortinellastragedell’acciaieria a Torino certo colpiscono, ma l’importante è investire in Italia e con magistrati come Raffaele Guariniello, il sistema si blocca. (…) Briatore: “Comunque il Paese è allo sbando, sì, il Paese è allo sbando guarda”. Bisignani: “Non si può far niente, non viene a investire nessuno eh”. Briatore: “No, ma la gente scappa, la gente ha paura”. Bisignani: “Ma per forza la gente ha paura, l’Agenzia delle Entrate che rompe il cazzo a chiunque”. Briatore: “No ma poi c’è un clima di, di… la Finanza che è diventata di un’aggressività bestiale (…) e poi non sai il problema qual è, in un Paese così non ci sono regole (…): è peggio dell’Africa perché dipende sempre da uno, poi c’è un magistrato domani…saiparlavano,questiquidellaThyssen, no? (…) Gli hanno inquisito il presidente (…), mi sembra che la Thyssen la prossima volta che fa un investimento, l’ultimo Paese che lo va a fare è l’Italia”. Bisignani: “Sì, sì, sì”. Briatore: “Ha inquisito tutti quanti, capisci? Cioè mandato di… avviso di garanzia al presidente, al vicepresidente della Thyssen”. Bisignani: “Pazzesco”. Briatore: “Per questa roba qui, va bene, è successo l’incidente – inc. – però tu non puoi fare tutti questi mandati di garanzia a tutti quanti, li ha fatto a diciotto persone della Thyssen (…) e tu pensa a questo qui, al presidente della Thyssen, domanimattinagliparlano di un investimento in Italia”. Bisignani: “Manda a ‘fanculo tutti’, ma che gli frega, ma certo”.    “LA SCEMA COL CULO MIO”    Parlano spesso tra loro anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gian-franco Micciché e Luigi Bisignani. Di particolare interesse è la conversazione del 22 novembre 2010 a mezzogiorno. I due discutono di correnti nel Pdl, di voti in commissione e poi di una protetta del faccendiere, presumibilmente il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Lei si era lamentata con Bisi. Lui la difende mentre Micciché, conterraneo di Prestigiacomo, verga un inelegante giudizio che molto deve a Stefano Ricucci.    (…) Bisignani: “Ah, poi ho capito dove è nato il malinteso con l’altra nostra eh”.    Micciché: “Cioè”.    Bisignani: “È sul fatto che lì in commissione,apropositodiemendamenti,ledevono aver fatto delle ricostruzioni sbagliate, o comunque delle ricostruzioni che… sulle quali poi lei è rimasta male (…).    I due continuano a discutere, Micciché spiega di non aver avuto alternativa perchéseavessemessoinvotazionelaproposta spinta dalla Prestigiacomo il partito sarebbe andato in minoranza. Bisignani insiste sulla volontà di recuperarla e Micciché si esprime con termini duri.    (…) Micciché: “Di questo non me ne fotte, lei è scema, e pensa di fare la scema col mio culo, si sbaglia, quella è una cosa che abbiamo presentato    noi…”.    Il primo novembre 2010 ne parla al telefono con Alessandra Alecce in Carraro. Qualche giorno prima Gianni Barbacetto suilFattoQuotidianoavevarivelatol’esistenzadiun’inchiestacondottadaIldaBoccassini e adombrava la presenza, poi conclamata, di una ragazza minorenne, marocchina di nascita, la ormai nota Ruby Rubacuori. Alecce: “Uhm… senti, ma che succede?”. Bisignani: “Eh, un ‘casino’ pazzesco… cioè, il problema è capire se l’indagano per sfruttamento della prostituzione o una roba del genere, come gira nell’aria, beh, è orribile. Se l’indagano per abuso d’ufficio insomma un po’ meno”. Alecce: “No, va bene, per la prostituzione escludo, dai adesso…”. Bisignani: “Eh, ma vogliono partire da, da, dalla brasiliana che ha chiamato, cioè questo sono dei pazzi, eh”. Alecce: “No, perchè io trovo grave la telefonata fatta ma poi che questo…”. Bisignani: “Ma che bisogno c’è… di mettersi lui al telefono, cioè non ci… veramente non… guarda, se Vanzina presentava… un film con una sceneggiatura così, gli avrebbero detto: ma dai, non esagerare ora… cioè non ci si può credere”.

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