polverini fa la pulzella ma non è per niente vergine

IL DISONORE DI RENATA

La memoria le torna all’improvviso, la voce mitraglia: “Ho visto cose allucinanti”

di Antonello Caporale

A rega’ se riparte, teneteve pronti che c’è l’elescion dei”. Il capostaffetta Santino Santese, assessore in Sabaudia, è giunto con qualche lieve anticipo nella sala in cui Renata avrebbe comunicato la solenne decisione. Portavo-ci, portaborse, segretari e vice, assistenti e semplici dame attempate hanno dato segni di ritrovata vitalità. Il bel gruppetto coeso ma ansimante, assiepato alle transenne della conferenza stampa d’addio, ha alleggerito la tensione. Qualcuno ha risposto all’appello liberando un sorriso: “Semo pronti!”.

E infatti un grande applauso ha salutato Renata che con passo sicuro ha galoppato verso il palchetto in una rinnovata ma sportiva mise bianca, maglietta e pantaloni da lavoro, a conferma che il colore candido non è solo segno di illibatezza ma custode del suo pensiero da battaglia. Sorridente e decisa, ha mitragliato in apertura, per illustrare la sua caratura bellica, una dozzina di aggettivi nei confronti degli onorevoli colleghi consiglieri: “malfattori, falsi e bugiardi”, dagli usi camorristici di regolare con “faide interne” i dissidi politici, “indecenti, codardi”, tutto sommato “raccapriccianti”. Molto bene. Applauso.

ECCO, qui la governatrice ha confermato la sua capacità di modulare, secondo le esigenze e le circostanze, lessico e tonalità. In dodici giorni la signora gnè gnè ha alternato consapevolezza e ignavia, conoscenza e stupore, furbizia e innocenza, illibatezza e cameratismo. La settimana scorsa nel consiglio regionale aveva afferrato i colleghi dalla collottola. Pianto no, ma urlato sì. Dopo il richiamo a comportamenti severi e l’ingiunzione a rimettere nel salvadanaio ogni euro pubblico, la presidente aveva scelto di traghettare se stessa verso il lido della inconsapevolezza. Tutto si era comunque svolto “a sua insaputa” e tutto lontano dai suoi occhi e dalle sue mani. Lontano dal suo ufficio, lontano dai suoi poteri. Si era stupìta davvero di quanta porcheria ci fosse nella regione La-zio. A sua insaputa. Da giovedì a sabato Renata è riuscita a sentirsi comunque libera e comunque innocente: il consiglio regionale stava dando prove continue di redenzione e i cittadini laziali e l’Italia intera potevano star certi: meglio di lei nessuno. Più sobria di lei, nessuno. “Non ho carte di credito, non mangio ostriche e se le mangio le pago da me”.

Qualcosa nel fine settimana ha fatto riprendere coscienza e soprattutto memoria a Renata, la quale ha ritrovato un filo nuovo della sua genetica terzietà: gnè con i malfattori del Pdl; gnè con gli ipocriti dell’opposizione.

ALTRO CHE a sua insaputa! Renata sapeva tutto e di più. “Mi hanno condotto a questa situazione di indecenza”, ha detto al presidente della Repubblica scusandosi per il fastidio di dover confermare – ora che il leghismo è appassito – l’antico cavallo di battaglia padano: “Roma ladrona”. Roma è ladrona e pure magnona, ha decretato al premier Mario Monti, molto poco incline agli stravizi. Ieri sera, nell’elegante cornice del residence Ripetta, proprio dietro piazza del Popolo, l’ex governatrice ha concluso l’esibizione della sua capacità di ricordare – se stimolata – anche i dettagli più trascurati. “Quello che ho visto in Regione è molto peggio di quel che si crede. Le ostriche viaggiavano in tutte le direzioni in quantità superiori all’immaginabile”. Renata non intende affatto chiudere la vicenda ai frutti di mare, è disposta a dirci di più e meglio. “Da domani chi vorrà, saprà. Io sono a disposizione”.

Da domani. Perché ieri era ieri e “per rispetto ai cittadini”, abituati a cenare qualche volta anche senza le ostriche, Polverini aveva deciso di conservare nell’interna corporis dell’Istituzione le varie e ripetute abbuffate.

Di nuovo qui il cambio di scena da grande teatro della commedia italiana. Sempre un po’ tragico e mai però così comico. Al suo fianco, in un impeccabile completo blu istituzionale, l’ottimo Luciano Ciocchetti, una garanzia in fatto di preferenze, assisteva silente alle parole dell’indignata. Militante pluristellato dell’Udc, partito di centro, cristiano e devoto, terzo tra i due grandi schieramenti, Luciano è conosciuto per alcune sue grandi opere. Una delle quali, definita il palaCiocchetti, è davvero memorabile. Volle, per permettere una sede ai vasti uffici del suo gruppo consiliare e di quello misto, che fosse eretto al centro del centro della politica laziale un tendone. Chiuso ad est dagli ex missini, ad ovest dagli ex comunisti, Ciocchetti deliberò per il centro un’area attrezzata e disponibile alla quotidiana fatica. Circa 744mila euro è costata. Ma è bella.

Ciocchetti ha assicurato l’appoggio dell’Udc alla Polverini. Appoggio che lei ha gradito al punto da dichiarare il proprio amore per alleati così “fedeli, sinceri, corretti”. Il suo mondo gnè gnè ritroverà vigore e nuovo slancio sotto il simbolo scudocrociato della più antica famiglia cattolica italiana.

MENO FELICE, e infatti l’aria era stralunata, il volto disfatto e i capelli totalmente sprovvisti del consueto colore rosso tramonto, la posizione di Teodoro Buontempo. Era assessore regionale, ma domani? E che domani sarà per Francesco Storace? Di sicuro lotterà gagliardamente e senza paura. Roma ladrona la pagherà!

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