questo politico è un pirla?

LA PREVALENZA DEL PIRLA (CHE SE LO DICE DA SOLO)

L’autodenigrazione volontaria: l’ultimo rifugio del politico sotto accusa

di Luca Telese

Autopirla. Chi l’avrebbe mai detto che l’ultima speranza difensiva dei politici sarebbe stata l’autodenigrazione volontaria, l’ultimo rifugio la difesa per abbandono di campo, la rinunzia alla dignità personale, in una parola proprio questo: “L’autopirlizzazione”. La seconda Tangentopoli ci sta regalando uno scenario di grottesca ribalderia, un misto di arroganza e fragilità, una furfantesca esibizione di presunta debolezza, contaminata, però, con professioni di orgogliosa incompetenza. Un tempo gli addebiti si negavano, adesso purtroppo si esibiscono, magari con una dissimulazione ludica: “Le spigole? Mia moglie mi aveva chiamato – ha detto il sindaco Michele Emiliano – le ho dovute mettere nella vasca da bagno”. Il pacco regalo? “È il frutto – ha aggiunto – di venti anni di berlusconismo”. Come sono lontani i tempi in cui Di Pietro incalzava i suoi imputati: “Li ha presi i soldi, o no?”. E quelli: “Per l’amordiddio …”. E lui: “Per l’amordiddio sì, o no?”. Almeno in quel tentennare c’era il pudore, adesso si ammette tutto e si dice: “Sì, sì, tutto vero, che volete farci?”. Eravamo cresciuti con una classe dirigente seria, criticabile sempre, a volte corrotta, ma in ogni caso capace di tragica serietà almeno nel momento del dramma. AVEVAMO imparato che “la Dc non si processa”, nell’arrogante eppure seriosissima arringa di Aldo Moro. Avevamo imparato a conoscere la bavetta di Arnaldo Forlani, spumosa manifestazione di perdita del potere, accompagnata però dall’eleganza di un comportamento subito dopo la condanna: mai un attacco a un giudice, mai una contestazione. Persino Giulio Andreotti ci aveva fatto conoscere la sua capacità di ironia. Di fronte a Il Divo, in cui il regista Paolo Sorrentino lo dipinge come un criminale, prima si arrabbiava: “È molto cattivo, una mascalzonata, direi”. Ma il giorno dopo dissimulava con bonomia: “Vorrà dire che prima querelo e poi chiedo di partecipare ai diritti d’autore”. E oggi? Ora c’è lo spettacolino di Francesco Rutelli, del tutto fuori controllo sul caso Lusi. A botta calda dalla Gruber ammette: “Siamo stati degli ingenui”. Poi si infuria: “Ma lo volete capire che io sono la parte lesa! Lo volete capire che sono una persona onesta e perbene!!!? Lusi è un ladro e mi pone in stato di intimidazione e mi minaccia”. Per il presidente della Margherita, la miglior difesa è l’attacco e il proprio errore (mai ammesso) diventa una virtù da vantare. E, se serve, da difendere con l’arroganza. Proprio come ha fatto di fronte a una rigorosissima Lucia Annunziata che non rinunciava a fargli le domande: “C’è qualcosa che ho preso io? No, neanche un centesimo!!! Ho chiarito, le ho risposto. Mi faccia anche dire: ‘ Mo basta’”. E la conduttrice: “Che cosa c’è di male nel fatto che lei riceve questi soldi?”, replicava lei. E Rutelli: “Non li ricevo! Continua a dirlo? – si spazientiva il leader dell’Api – Li do. Li do. Ma lei ancora insiste? Non li ricevo, li do, l’ho querelato, vuol farsi querelare anche lei?”. “E sì, dai…” replica la Annunziata. “Ma lei mi ascolta o segue la sua scaletta e ripete le domande che aveva programmato? Devo essere ‘ elogiato ’ perché mi sono occupato dei temi dell’ambiente? Ho finanziato, io, personalmente, di tasca mia e ancora mi rompete le palle? E basta!”. Quindi bisognava elogiarlo – nientemeno – per non aver vigilato. E Claudio Scajola? “Quando trovo la persona che ha pagato quella casa a mia insaputa …”. E l’indimenticato sottosegretario Carlo Malinconico, quello dei 20 mila euro di vacanze pagate? “Mi fu detto dall’albergo che per i precedenti soggiorni era stato provveduto, ma senza specificare da parte di chi. Pensai fosse stato Balducci e ugualmente insistetti per non gravare su quest’ultimo. Non ci fu modo di riuscirvi, sicché irritato cancellai gli altri soggiorni”. Poverino. QUANTO a Roberto Formigoni merita un premio Oscar, perché con dieci consiglieri indagati e mezzo ufficio di presidenza sotto inchiesta, un altro avrebbe chiesto scusa o si sarebbe dimesso. Invece lui esordiva serafico dalle colonne del Corriere della Sera: “Apriamo un dibattito”. Tre giorni fa aggiungeva: “Non so come mai, ma tutto quello che accade in Lombardia viene analizzato in maniera spasmodica, quando arriva un avviso di garanzia in altre parti d’Italia o alla sinistra nessuno dice nulla, questi due pesi e due misure sono inaccettabili”. Cattivacci. E anziché farsi qualche domanda sul caso La Russa (Romano), se la prendeva con gli altri: “Il Pd è in stato confusionale”. Quanto all’assessore ex aennino anche lui si è prodotto in una autoassoluzione formidabile: “Sono indagato per un errore tecnico-burocratico”. Gli pagano i manifesti e la campagna elettorale, ma è un errore. “Avrei dovuto registrare le cifre nella mia rendicontazione – ammette – ma stiamo parlando di 4-5 mila euro”. Cosa volete che sia. Almeno lui (se non altro formalmente) dice: “Metto a disposizione le mie dimissioni”. Ecco, siamo arrivati al paradosso di dover rimpiangere le professioni di impunità di Silvio Berlusconi e le arroganti prediche di Bettino Craxi? Almeno loro avevano l’amor proprio di smentirsi e negare. Meglio l’arroganza riconoscibile che il pianto penoso dell’autopirlone che chiagne, fotte e ti prende pure per i fondelli.

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