quirinale e trattativa: l’intervista dello scandalo

“Gli atti di Napolitano sono coperti da immunità”

IL SUO CONSIGLIERE D’AMBROSIO: “L’EX MINISTRO? TELEFONATE E LETTERE”

di Marco Lillo

Una telefonata nella quale l’ex presidente del senato Nicola Mancino chiede al consigliere giuridico del presidente della Repubblica, Loris D’Ambrosio, di parlare con Giorgio Napolitano dell’inchiesta nella quale è stato convocato come testimone a Palermo, quella sulla trattativa Stato-mafia avviata nel 1992 da Cosa Nostra a suon di bombe. Mancino (poi indagato per falsa testimonianza) al telefono è teso quando si lamenta di essere stato lasciato solo e paventa un coinvolgimento dell’ex presidente Scalfaro, prima di aggiungere che le persone sole parlano di altre persone. Parole inquietanti che pongono domande altrettanto inquietanti. D’Ambrosio ha riferito le pressioni di Mancino a Napolitano? E il capo di Stato è intervenuto sulla questione sollevata da Mancino dopo queste pressioni? Abbiamo chiesto lumi a D’Ambrosio in persona. Tra ammissioni, rivendicazioni e qualche omissis, questa è la versione dell’uomo del presidente.

Consigliere D’Ambrosio, quando Mancino le dice ‘sono un uomo solo che va protetto’, quando le chiede di parlare con il presidente Napolitano per intervenire, lei cosa fa? Riporta al presidente?

Quella telefonata non l’ho letta come una pressione ma come uno sfogo. Io lo conosco da quando lui era vicepresidente del Csm, 4-5 anni fa, e io consigliere del presidente Napolitano.

Ma cosa vi siete detti con il presidente Napolitano dopo quella telefonata? E il capo dello Stato è intervenuto davvero?

Lei non può farmi domande di questo genere. C’è un problema di responsabilità del presidente e nella qualità di consigliere io non posso parlare prima di avere chiesto a lui. Tenga conto che c’è l’immunità del presidente. Non posso darle risposte di questo tipo ma posso dire tre cose. Primo: è vero che Mancino mi ha insistentemente chiamato e ha scritto molte lettere al presidente. Ed è vero che io più volte l’ho ‘girato’ sui procuratori competenti (Caltanissetta, Firenze e Palermo) e sul procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Secondo: nessuno, né io né tanto meno il presidente, ha mai fatto ingerenze su questa questione. Terzo: non posso dire nulla sul contenuto dei miei colloqui con il capo dello Stato. Le dico di più, persino se i magistrati mi chiedessero queste cose io sarei in imbarazzo e dovrei chiedere al presidente se posso rispondere o no.

Quante telefonate le ha fatto Mancino e quante lettere ha scritto a Napolitano?

Tante telefonate e non poche lettere, l’ultima ai primi di aprile.

Cosa lamentava?

La disparità di tre procure, Caltanissetta, Palermo e Firenze che indagavano sulla stessa cosa. Lui se ne doleva, lamentava un accanimento di Palermo nei suoi confronti.

Ci si sfoga con un amico o con lo psicanalista non certo con il consigliere del Quirinale. Se chiamava è perché voleva un intervento del Capo dello Stato, non crede?

Noi gli abbiamo sempre detto: ‘chiama il procuratore, chiama l’altro procuratore o chiama il procuratore nazionale antimafia’.

Quando Mancino le chiede di parlare con il presidente del suo caso giudiziario personale, perché lei lo asseconda?

È il presidente emerito del senato ed ex vicepresidente del Csm. Mi chiama e mi dice che è stato sentito dai pm di Palermo. Cosa devo fare? Lei può chiedere a tutti i pm di Palermo e vedrà che io non sono mai intervenuto su di loro.

Il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposi-to, ha fatto una richiesta di atti a Caltanissetta. Lei ha mai parlato con Esposito di questa storia?

Ma cosa è un interrogatorio? Mi faccia fare le domande dal procuratore capo Messineo. Io le dico solo che mi sono comportato secondo scienza e coscienza.

Il procuratore Messineo l’ha convocata per testimoniare?

Sì due volte ma su situazioni diverse relative al periodo in cui ero al ministero della Giustizia nel periodo 1992-93. Io queste telefonate le ho lette su Repubblica come lei. Nessuno mi ha mai contestato nulla. Né vedo cosa mi avrebbero dovuto contestare. Dov’è il reato?

No no è una questione politica . È corretto comportarsi così come ha fatto lei nella sua posizione?

Mancino era un testimone non un imputato ed è presidente del Senato emerito. Mi chiede di riferire al presidente della Repubblica… cosa devo fare? Mancino mi disse che aveva parlato anche con Messineo, perché all’inizio voleva esser convocato come teste.

Ma il presidente Napolitano ha fatto qualcosa dopo tutte queste lettere e telefonate di Mancino?

Lei non mi può far parlare del presidente. Il presidente è tutelato dall’immunità.

Ma il presidente non è immune dalle domande dei giornalisti. Facciamo così: chiediamo al presidente se la libera da questo obbligo di riservatezza. Così lei ci potrà raccontare cosa ha fatto dopo la telefonata con Mancino e anche se è vero che il Quirinale è intervenuto sul procuratore della Cassazione Vitaliano Esposito dopo le richieste di Mancino.

 

Va bene, chiedete al consigliere Cascella, è lui il portavoce.

PS Dopo l’intervista, D’Ambrosio, e Cascella sono entrati in riunione. La risposta via sms del portavoce di Napolitano, Pasquale Cascella è stata: “evidenti ragioni di correttezza istituzionale impongono un assoluto riserbo sui rapporti tra il Capo dello Stato e i suoi collaboratori: rapporti comunque sempre rispondenti al rigoroso esercizio da parte del presidente Napolitano delle sue prerogative”. Sarà. Ma evidenti ragioni di trasparenza imporrebbero invece di rispondere alla domande.

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