reggio calabria sciolta nell’acido

LA PIOVRA DI REGGIO CALABRIA IL COMUNE SCIOLTO PER MAFIA

ASSESSORI, CONSIGLIERI, DIPENDENTI E CLIENTI: NEL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE I LEGAMI TRA LE ‘NDRINE E LA POLITICA

di Enrico Fierro e Lucio Musolino

Duecentotrentuno pagine secche e senza commenti. Il racconto spietato di come la ‘ndrangheta si è impadronita del Comune di Reggio Calabria. Tutto scritto nella relazione che il Prefetto della città ha inviato al ministro dell’Interno Cancellieri. Si inizia dagli assessori e dai consiglieri comunali, molti eletti nell’era di Giuseppe Scopelliti, ex sindaco e ora governatore della Calabria, tutti nella maggioranza Pdl che sostiene il sindaco Demi Arena, tanti “in odore”. “Oltre al consigliere Plutino, altri amministratori risultano aver intrattenuto, direttamente o indirettamente, contatti e relazioni, anche duraturi, con esponenti di cosche criminali”.

Pino Plutino, consigliere Pdl ed ex assessore all’Ambiente, lo arrestano il 21 dicembre 2011. Il pentito Roberto Moio, nipote del boss Tegano, lo indica come “politico molto vicino ai Caridi”. Scrive il gip: Plutino “ha beneficiato sia delle preferenze elettorali provenienti direttamente dagli affiliati, sia di una incisiva ed esplicita attività di sostegno concretizzatasi in una vera e propria alterazione della libera competizione elettorale”.

Pasquale Morisani, assessore ai Lavori pubblici “in rapporti con componenti della consorteria criminale facente capo al boss Santo Crucitti”.

Luigi Tuccio, ex assessore. Il 12 marzo 2012 con l’accusa di aver favorito la latitanza del boss Domenico Condello, viene arrestata sua suocera Giuseppa Santa Cotroneo. È la madre dell’avvocatessa G. No-cera, “destinataria di numerosi incarichi da parte del Comune”, nonché compagna dell’assessore Tuccio. Nel 2008, l’avvocatessa Nocera è stata nominata membro del Cda della società partecipata Fata Morgana.

Giuseppe Martorano, assessore all’Anagrafe e alla protezione civile. Suo fratello Alfonso, avvocato e presidente del Consorzio Ciclo integrale area dello Stretto, è “menzionato nell’inchiesta Meta”. Vicino a Domenico Barbieri arrestato per associazione mafiosa, partecipò alla festa per i cinquanta anni di matrimonio dei genitori di Barbieri. A quella festa c’era anche Giuseppe Scopelliti, allora sindaco della città, e il boss latitante Cosimo Alvaro, assieme ad altri criminali.

Felice Roberto Nava, consigliere di maggioranza, dal 2008 al 2010 è stato controllato perché frequentava Totò Salvatore, associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, vicino alla cosca Imerti-Condello-Fontana.

Walter Curatola, assessore allo Sport, patrimonio edilizio e spettacolo. Suo fratello è ritenuto vicino alla cosca Lo Giudice.

Sebastiano Vecchio, Presidente del Consiglio comunale, poliziotto, il 13 marzo 2010 partecipò ai funerali del boss Domenico Serraino. Nel quartiere San Giorgio-Modena, controllato dalla cosca, alle ultime elezioni ha raccolto 600 preferenze.

Giuseppe Eraclini, consigliere di maggioranza. È in rapporti con Ciccio Cuzzocrea, condannato per associazione mafiosa.

Bruno Bagnato, consigliere, sua moglie è la nipote di Salvatore Pelle, “Gambazza”, già latitante.

Nicola Paris, il 15 giugno 2007 è stato controllato in compagnia di Nino Votano, condannato per associazione mafiosa, omicidio e violenza, vicino alla cosca Libri.

Giuseppe Nocera, consigliere del “Polo di centro”. Imputato per discarica abusiva di rifiuti speciali e favoreggiamento nella latitanza di Vicenzo Ficara. Nel quartiere controllato dalla cosca ha rastrellato 270 preferenze.

Almeno 40 dipendenti e collaboratori comunali sono “gravati da precedenti e/o pregiudizi di polizia giudiziaria per reati associativi (416 bis), ovvero hanno vincoli di parentela e/o frequentazioni con elementi della criminalità organizzata”.

Settore finanze e tributi. Per l’alterazione dei bilanci comunali dal 2008 al 2010, è stato chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Il buco di bilancio è di 170 milioni.

Settore Patrimonio. Sui 3850 intestatari di case popolari, 75 sono gravati da reati associativi. Situazione “di intollerabile illegalità che mina, nelle fondamenta, l’intera azione di contrasto alla criminalità organizzata”, per la gestione dei beni confiscati alla mafia. L’esempio più clamoroso è la villa sequestrata al boss Latella nel 2004, nel 2010 non era stata ancora destinata a fini sociali perché occupata dalla sorella del boss.

Settore Urbanistica: Sui piani di lottizzazione per il 2011, la Commissione ha scoperto che sono state presentate solo 7 istanze. “Le procedure sono annotate a matita su un quaderno”. Le demolizioni per costruzioni abusive sono “completamente disattese dai destinatari”.

Nuovo mercato: finanziato con fondi del decreto Reggio, non è stato ancora ultimato ed è occupato da personaggi vicini alla cosca Lo Giudice.

Settore avvocatura civica. La difesa del Comune è sempre affidata ad avvocati esterni, la compagna dell’assessore Tuccio, avvocatessa Nocera, ha ricevuto “numerose pratiche, consistenti anche per il valore”.

Settore Politiche sociali, è quello che assorbe il 18,5% delle risorse comunali destinate a cooperative e associazioni assistenziali. La Commissione ha rilevato “l’alto indice di soci gravati da precedenti penali di stampo mafioso”.

Settore Lavori Pubblici. Il Comune non aderisce alla Stazione unica appaltante, “che rafforzava la tenuta legale delsistema pubblico rispetto alle infiltrazioni”. Dal 2010 al 2012 132 lavori su 254 sono stati affidati a trattativa privata. A spartirsi la torta “un ristretto numero di ditte molte delle quali presentano collegamenti con cosche locali”. Società miste e partecipate. Sono 15. “Numerosi dipendenti sono risultati intrattenere rapporti con contesti criminali”. La Leonia si occupa di rifiuti, ma a Reggio la differenziata è ferma all’11%, tra i suoi fornitori risultano “ben tre imprese direttamente riconducibili al nucleo familiare del boss Giovanni Fontana”. La società Multiservizi è in crisi, il direttore operativo è stato arrestato per mafia. Leonia e Multiservizi nel 2011 “hanno assorbito il 20% delle intere risorse dell’ente”. Entrambe le società non rispettano la legge sulla tracciabilità. Il sindaco Demi Arena è stato consulente tributario della Multiservizi (che avrebbe 57 dipendenti in odore di mafia), percependo dal 2007 al 2009 oltre 75 mila euro. La Reges è la società che si occupa dei tributi, che vengono riscossi solo al 6,10%. Dieci milioni non riscossi per il servizio idrico, 8 per la Tarsu, 4 per l’Ici.

Nel frattempo gli 007 dell’antimafia hanno scoperto che “ci sono imprese fornitrici della Reges oggetto di attività investigativa antimafia”.

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