ruby, ecco chi è la vera colpevole…

Ruby, punita la pm che smentì Maroni

NON CREDETTE ALLA STORIA DELLA NIPOTE DI MUBARAK, E NON AFFIDÒ KARIMA ALLA CONSIGLIERA MINETTI ADESSO DICE: “MI ASPETTAVO LA CONDANNA, MA LO RIFAREI”

di Antonella Mascali

Silvio Berlusconi potrebbe essere assolto al processo Ruby dall’accusa di concussione anche grazie al fatto che il reato è stato annacquato dalla legge sedicente anti-corruzione.    Annamaria Fiorillo, pubblico ministero minorile di Milano, invece, ieri è stata condannata dal Csm alla censura, in sede disciplinare, per aver difeso il suo onore di magistrato dicendo la verità alla stampa: la notte del 27 maggio 2010 (come pm di turno) non ho mai autorizzato la Questura ad affidare Ruby all’ex consigliera regionale Nicole Minetti (come si evince anche dalla registrazioni delle telefonate, ndr). Se la condanna sarà confermata dalle sezioni unite civili della Cassazione, avrà ripercussioni sulla carriera del magistrato. Ma lei rivendica la sua scelta: “Non sono stupita, lo avevo messo in conto. Rifarei quello che ho fatto”.    NEL 2010 si è decisa a rompere il silenzio, durato sei mesi, solo dopo l’intervento del ministro dell’Interno Roberto Maroni in Parlamento. Il 9 novembre Maroni riferisce che la polizia ha operato “sulla base delle indicazioni del magistrato. La correttezza della Questura è stata confermata anche dell’autorità giudiziaria”. Il riferimento è a una nota pubblica del procuratore Edmondo Bruti Liberati.    Fiorillo, circondata dai cronisti fuori dalla procura minorile, risponde: “Voglio si sappia che non ho mai autorizzato l’affido alla Minetti anche perché se Ruby è la nipote di Mubarak io sono Nefertiti regina del Nilo”. La pm minorile chiede pure tutela al Csm. Riceve un due di picche: “Nella vicenda non vi è spazio per l’intervento, pur legittimamente richiesto”. Nell’atto di incolpazione si insiste sulla sua partecipazione alla trasmissione In 1/2 ora di Lucia Annunziata: Maroni potrebbe aver dato quella versione dei fatti “per una ragione di Stato che non può essere così assorbente da consentire la violazione della legalità”. Ieri, la sezione disciplinare del Csm ha condannato Fiorillo alla censura per “violazione del riserbo”. Accolta, dunque, la richiesta del sostituto pg della Cassazione Betta Cesqui. La richiesta di giudizio era stata avanzata il primo ottobre 2012 dall’ufficio guidato dal pg Gian-franco Ciani.    Fiorillo, ieri, si è difesa fino a commuoversi: “Sono capitata in questa vicenda come Forrest Gump”. Nel 2010 decise di parlare per “un intento di natura etica”. Sull’affidamento di Ruby “diedi indicazioni assolutamente difformi” da Maroni. “Se fossi stata zitta avrei prestato acquiescenza a quella ricostruzione”. La pm ha ricordato che “per 10 giorni sono stata bombardata. Nelle trasmissioni televisive e sui giornali si metteva in discussione il mio operato”.    “Orgogliosa di essere un magistrato”, con le lacrime gli occhi, ha raccontato di aver parlato pensando a suo padre, magistrato come lei. Persino Cesqui, che ha chiesto la condanna, perché “il riserbo” innanzitutto, ha riconosciuto il clima di “elusività e ambiguità” che c’era rispetto a quanto accaduto in Questura.    Appassionata l’arringa del difensore, il procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi, che ha espresso un concetto fondamentale in merito all’accusa: Fiorillo non è malata di protagonismo, poteva difendersi solo parlando. Non c’è, infatti, alcun atto giudiziario che avrebbe potuto farlo al posto suo. “Nel riferire del suo intervento da magistrato ha detto solo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. So bene che in questa sede non si discute direttamente della verità di ciò che ha detto il magistrato incolpato, ma delle forme… La verità è sempre importante in sé, ma in questo caso la verità è il fondamento del diritto che noi invochiamo a difesa: il diritto a ristabilire la verità sull’operato di un magistrato a fronte di rappresentazioni inesatte del suo modo di agire professionale”.    MA LA SEZIONE disciplinare del Csm, evidentemente, ha ritenuto, come il pg della Cassazione, che Fiorillo dovesse stare zitta anche di fronte alla “ricostruzione nociva” di Maroni, sia pure “in buona fede”. In conclusione, Rossi aveva chiesto l’assoluzione facendo un parallelo con Mani Pulite: “Il magistrato Fiorillo è sotto procedimento disciplinare. Un dato malinconico ma non nuovo. È già accaduto all’epoca di Mani Pulite a Davigo, Colombo, Greco…”. Furono assolti. A quell’epoca proprio Rossi era giudice disciplinare: “Con lo stesso spirito con cui scrissi quelle sentenze ho difeso Anna Maria Fiorillo”. Ieri, a giudicare la pm sono stati due consiglieri laici del Pdl, Annibale Marini e Nicolò Zanon; Paolo Auriemma, togato di Unicost; Francesco Vigorito, togato di Area; Tommaso Virga, togato di Mi; Nello Nappi, togato indipendente (ex Area). Chissà se sulla sentenza abbia pesato la contemporaneità del processo a carico di Berlusconi. Anche se, come sottolineato dal difensore, il Csm non doveva emettere un verdetto sul merito dei fatti legati al caso Ruby (lunedì ci sarà la fine della requisitoria) ma solo sulla violazione del riserbo. Evidentemente ha pensato che Fiorillo non avrebbe dovuto smentire pubblicamente Maroni nonostante il silenzio, per usare le parole del difensore, l’avrebbe fatta apparire come “un magistrato poco scrupoloso e credulo verso la notizia” di Ruby nipote di Mubarak.

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