salve, sono lorenzo cesa e mi danno un sacco di soldi (ma non produco mezza mazza)

TUTTI GLI AFFARI DI CESA, FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO GIÀ DAL 2001

Le società del leader Udc incassano milioni (pubblici) da anni

di Antonio Massari

C’è una certa continuità, tra le società riconducibili al segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, e i conti della Regione Lazio. A spulciare tra i conti, infatti, si scopre che è almeno dal 2001 – senza soluzione di continuità – milioni di euro, tutti soldi pubblici, entrano nelle casse delle sue società. Le ultime notizie riguardano la “Borghi srl”. Ma questa società è soltanto l’ultima della serie: 1 milione e 324mila euro affidati in trattativa privata, con due de-libere di giunta, nel solo 2011. Tra i soci della Borghi srl si conta, oltre Lorenzo Cesa, anche su figlio Matteo. È la stessa società che, nel 2006, ottiene dal Vaticano, in cambio della sua ristrutturazione, la concessione esclusiva dell’Auditorium in via della Conciliazione, a Roma, fino al 2017. E a finanziare la ristrutturazione, con 1 milione e 280mila euro, è la Arcus, società interamente controllata dal ministero del Tesoro: il governo, in quegli anni, è saldamente in mano al centrodestra, inclusa l’Udc di Cesa. La storia della Borghi srl, quindi, impegna Cesa per un periodo che va dal 2004 al 2011. E prima, segretario dell’Udc, non è rimasto con le mani in mano. Anzi. Un’altra sua creatura, la Global Media, società che si occupa di comunicazione, ottiene almeno 800mila euro da comune e provincia di Roma e, soprattutto, dalla Regione Lazio. Conti che furono setacciati dai consulenti di Luigi De Magistris, quand’era pm a Catanzaro, e indagava sui fondi pubblici europei.

TRA IL 2001 e il 2003, dalla Regione Lazio, la Global Media incassa 550mila euro. Circa 300mila euro arrivano dalla Provincia di Roma e altri 510mila euro dal Comune. Secondo gli inquirenti, la Global Media, è il “polmone finanziario” dell’Udc guidata dallo stesso Cesa. In base alle indagini di De Magistris, la Global Media fattura circa 7 milioni di euro l’anno, organizzando eventi per società pubbliche – Anas, Enel, Finmeccanica, Lottomatica, Alitalia – per un totale di 30 milioni tra il 2001 e il 2006. I clienti principali, però, sono Udc e Ccd: con ben 3 milioni e 200 mila euro. E in fondo il legame tra soldi e politica – con procedimenti giudiziari inclusi – sono da sempre il marchio di Cesa.

Nasce ad Arcinazzo, in provincia di Roma, il 16 agosto 1951. Dopo la laurea in Scienze politiche, passando come dirigente in varie aziende, approda al cda dell’Anas e al consiglio comunale di Roma in quota alla Dc: diventa il braccio destro di un potente ministro democristiano, Gianni Prandini, che occuperà il dicastero dei Lavori pubblici. Nella sua carriera politica raggiungerà poi la dirigenza del Ccd, poi dell’Udc, di cui diventa segretario nel 2005, e siederà sia nel parlamento italiano, sia in quello europeo. Le sue rogne giudiziarie iniziano nel 1993 e finiscono sempre con un nulla di fatto: nel ’93 – dopo una latitanza d’un paio di giorni – viene arrestato per lo scandalo mazzetteAnasecondannatoinprimo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata. Il tutto, per un cavillo procedurale, si risolve con un non luogo a procedere. Ma restano nella storia i suoi tre verbali d’interrogatorio: “Intendo svuotare il sacco…”, dice al pm, spiegando che alcune aziende si rivolgevano a lui, da dirigente Anas, affinché le segnalasse al ministro Prandini che, in un’occasione, gli risponde che, in cambio dell’appalto, doveva chiedere il 5 per cento dell’importo. La più classica delle mazzette con annessa trattativa dell’imprenditore che porta la tangente al 3 per cento. Testimonianze su testimonianze. Ammissioni su ammissioni. Una condanna che pare sicura finché il processo non subisce una battuta d’arresto, per una questione d’incompatibilità nei ruoli dei giudici: il processo ricomincia, ma arriva la prescrizione e gli atti diventano inutilizzabili. Siamo nel 2003. Nel frattempo Cesa ha messo in piedi la Global Media e, nello stesso anno, Pier Ferdinando Casini affida alla sua società l’organizzazione del congresso Udc: l’anno dopo Cesa siede all’Europarlamento. E come abbiamo visto, la Global Media, già dal 2001, incassa 800mila euro da Regione Lazio e comune e Provincia di Roma. Ma è proprio durante il suo mandato da Europarlamentare che Cesa riesce in un altro colpo politico e imprenditoriale: mette su la Digitaleco Optical disk che, proprio grazie ai soldi stanziati dall’Europa, s’aggiudica un finanziamento per produrre cd e dvd in Calabria. Ricevuto il finanziamento, la Digitaleco, che nel frattempo non ha prodotto nulla, viene venduta a un imprenditore che la rileva in questo stato.

IN TEORIA, la Digitaleco, oltre ad aver incassato i soldi, ha anchesuperatoilcollaudo.Edecco, invece, in quali condizioni viene acquistata dall’imprenditore che rileva l’impresa: “L’azienda era ancora in fase di costruzione, mancava persino il tetto e non c’era allacciamento alla rete fognaria”. Eppure secondo gli accordi con l’Ue e la Calabria, l’azienda di Cesa, avrebbe dovuto già realizzare l’occupazione di almeno 40 operai. E se qualcuno – fittiziamente per l’accusa – è stato assunto, la produzione, per la data prevista, il 2004, non è mai partita. Per questo Cesa sarà indagato, prima a Catanzaro, poi a Roma, salvo ottenere l’archiviazione. Di lui parla anche Francesco Campanella, giovane massone siciliano, famoso per aver fornito la carta d’identità falsa che consentì a (…) Provenzano di farsi operare in Francia. Campanella dice di aver incontrato a Roma, nel 2003, Giovanni Randazzo che si occupa, per conto di Cesa, delle elezioni europee del 2004: “Randazzo – dice Campanella ai pm siciliani – mi disse che Cesa era la mente finanziaria dell’Udc, aggiunse che l’aveva inserito in un sacco d’affari e mi chiese: ‘vuoi diventare il mio uomo in Sicilia?’”. E Campanella accettò.

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