segreti del caimano: nessuno deve più sapere

Segreti del caimano: nessuno deve più sapere

di Sara Nicoli

I margini di manovra sono praticamente inesistenti. E la determinazione di Berlusconi è così forte che il piano del governo per mettere definitivamente il bavaglio alla stampa potrebbe diventare legge entro la metà di ottobre: 22 giorni all’alba. Per la precisione, un voto definitivo potrebbe esserci mercoledì 11 ottobre. Con la fiducia, naturalmente, perché l’opposizione sommergerà (anzi, in parte lo ha già fatto) il ddl intercettazioni di emendamenti e ordini del giorno nel tentativo quasi disperato di impedire l’approvazione della legge e solo con il ricorso alla fiducia si eviteranno tempi biblici e un ritorno pressoché certo al Senato.
Insomma, l’incubo diventa realtà e prende concretezza nelle parole che Berlusconi ha pronunciato ieri pomeriggio a Palazzo Grazioli, durante il vertice del Pdl: “Intanto portiamo a casa la legge che c’è, poi vedremo, bisogna far presto per far finire questo scempio…”. Il Cavaliere sa che da Bari potrebbero uscire trascrizioni ancora più imbarazzanti di quelle rese note fino a oggi. Quelle, soprattutto, coperte dal pennarellone nero della procura di Laudati proprio quando lui s’intratteneva in apprezzamenti volgari e sguaiati su capi di Stato stranieri o ministri della Repubblica (l’indiscrezione sulla Merkel “culona inchiavabile” ha provocato quasi il ritiro dell’ambasciatore tedesco, questione poi ricomposta pare con un intervento diretto del Quirinale). Da qui l’agitazione e l’imposizione di fare presto, più presto che si può.
“È una priorità del governo – ha confermato in un’intervista il ministro Nitto Palma – se poi sarà possibile fare delle minime modifiche in corso d’opera, ben vengano. Ma non bisogna ritardare i tempi”. La strategia parlamentare che verrà usata dalla maggioranza è piuttosto chiara. Si lavorerà sul testo uscito dalla commissione Giustizia, frutto, nel 2010, di un compromesso con i finiani e per questo considerato “troppo morbido” dal Cavaliere e dai suoi falchi. Per questo motivo è probabile che il governo trascriva in un emendamento (su cui porre la fiducia) i provvedimenti iper-restrittivi del ddl Mastella sulla pubblicabilità di atti di indagine e trascrizioni degli ascolti. A quel punto, ciò che uscirebbe dalla Camera sarebbe un doppio bavaglio (il peggio del ddl Mastella e di quello uscito dalla Camera) che, tuttavia, dovrebbe tornare al Senato anche solo per una formale presa d’atto (una sola seduta con la fiducia e basta).
Un percorso a marce forzate ma, tuttavia, non così rapido come vorrebbe Berlusconi. Dunque, l’ipotesi più accredita è quella che pur di portare a casa il bavaglio prima di subito, il governo metta la fiducia sul provvedimento della commissione Giustizia e non se ne parli più. In questo caso, una censura di tipo coreano sulla stampa italiana calerebbe prima di quanto ci si aspetti.
E il Quirinale? Che farebbe Napolitano davanti a quello che il presidente della Camera Fini, non più tardi di una settimana fa, ha definito “uno scandalo senza precedenti”? Nitto Palma, nell’intervista, ha precisato di non temere veti dal Colle, ricordando che lo stesso Giorgio Napolitano ha recentemente sostenuto “che esiste un eccesso di intercettazioni e un eccesso di pubblicazione di fatti privati”. Fonti della maggioranza hanno svelato che ieri a Palazzo Grazioli si è parlato anche di questo. E che sarebbe stato proprio il Guardasigilli a prendere in considerazione l’ipotesi di far approvare subito “quello che c’è” e poi intervenire (casomai per decreto) in una fase successiva per apportare alcune modifiche, oppure di una fiducia per mettere in sicurezza la partita, una volta decisi gli emendamenti ‘chiave’ da portare a casa e sondato, via Letta, il gradimento del Quirinale. Dunque, Napolitano saprà tutto prima dell’apposizione della fiducia, proprio per evitare che “alzi la penna al momento sbagliato” vanificando l’obiettivo di una successiva, “rapida” promulgazione.
Un piano diabolico, a orologeria. Che vedrà l’opposizione, ancora una volta, impegnata sulle barricate del regolamento e dell’ostruzionismo parlamentare: ”Faremo di tutto e duramente – ci dice Donatella Ferranti del Pd – perché non accettiamo che per coprire i rapporti del presidente del Consiglio con escort e faccendieri si metta in discussione un importantissimo strumento di ricerca della prova e si leda il diritto di cronaca. Presenteremo un corposo pacchetto di emendamenti e utilizzeremo tutte le armi parlamentari a nostra disposizione a partire dalle pregiudiziali su cui si voterà la prossima settimana. Il neoministro Palma sbaglia di grosso: non c’è alcuna urgenza di approvare quel testo”. Armi parlamentari, però. Nessun gesto eclatante, nessuna strategia alternativa, insomma, nessuna ‘arma pesante’ (un’occupazione dell’aula?) per dar davvero battaglia a Berlusconi e al suo obiettivo di accecare l’informazione. “Possiamo solo continuare a lottare nelle aule e nelle piazze – diceva il dipietrista Pedica alla manifestazione contro il bavaglio al Pantheon – perché altri strumenti non ci sono”. Di certo sarà un confronto aspro in aula, “ma contro l’arma della fiducia, con una maggioranza così coesa sul provvedimento – ragionava Paolo Gentiloni al Pantheon – ci sono veramente poche speranze. A parte il capo dello Stato…”. Che chissà – davvero – stavolta come si comporterà.

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