servizio pubblico e ‘di pubblico’

Servizio pubblico, c’era una volta l’Auditel

di Cinzia Monteverdi

Il programma di Michele Santoro è riuscito a riportare il confronto televisivo al dialogo e ai contenuti, senza risse e senza rinunciare ai grandi ascolti. Share di oltre il 10% in tv e circa 2 milioni di contatti in streaming sul web

Michele Santoro nello studio di Servizio Pubblico
Immaginate di vincere un Gran premio di Formula Uno guidando un’utilitaria. Tra i tanti è questo il commento che più di tutti evidenzia l’impresa compiuta da Michele Santoro con il suo nuovo programma Servizio Pubblico. Superare la soglia del 10 % di share senza avere un canale televisivo di riferimento, ma con una multi-piattaforma sperimentale, mai tentata prima, fatta di canali satellitari, televisioni locali e siti Internet significa proprio che l’impresa non ha precedenti nella storia della televisione. Se a questo si aggiunge che centomila persone hanno dato un contributo di 10 euro alla realizzazione del progetto possiamo parlare davvero di “piccola rivoluzione”. Il tutto in un momento storico in cui tutto il piccolo schermo segna una flessione di ascolti generale dovuta alla frammentazione di canali portata dal digitale terrestre.

E come hanno confermato gli analisti della televisione, anche quelli che non hanno mai risparmiato aspre critiche a Santoro, Servizio Pubblico diventerà uno spartiacque importante per il futuro della televisione. Aldo Grasso lanciò la sfida, sostenendo che il successo di Servizio Pubblico era ovvio una tantum come evento, ma era tutto da dimostrare nella serialità delle puntate. I numeri delle prime tre puntate rispondono positivamente all’interrogativo del critico: quasi 3 milioni di telespettatori nella prima puntata, con lo share che è schizzato oltre il 12 %, e con un assestamento nelle puntate successive intorno al 10 %. Tanto per capirci il triplo di quanto fece Fiorello qualche anno fa su Sky (3,53 % di share al debutto, poi in calo) e che oggi alla Rai è tornato a fare 10 milioni di telespettatori o più di quanto, in questi giorni, sempre su Sky, riesce a fare un programma di taglio popolare come X-Factor. Ma la cosa più sorprendente sono i numeri del web se si considera che si mantengono stabili per ogni puntata circa due milioni di contatti in streaming tra il sito di Servizio Pubblico e del Fatto Quotidiano e 7 milioni e mezzo di traffico Facebook e se si considera che anche Servizio Pubblico, come Fiorello, ha mandato in tilt Twitter che ha dovuto sospendere la diretta delle puntate successive alla prima per eccessivo traffico.

Se poi, a questi ascolti, aggiungiamo il fatto che Berlusconi non è più presidente del Consiglio (la sua presenza sulla scena politica rendeva incandescente il clima, dunque un toccasana per l’Auditel), ci troviamo di fronte a una svolta importante del codice narrativo televisivo. Sì, per quanto il format della trasmissione sia ancora da perfezionare, a Servizio Pubblico è riuscito quello che riesce a pochissimi: riportare il confronto televisivo al dialogo e al confronto sui contenuti, senza risse, senza rinunciare ai grandi ascolti evitando la bagarre per prediligere l’attenzione alla parola. Cosa non riuscita ai suoi epigoni che, nel tentativo maldestro di imitare l’originale, hanno riproposto un modello che, oggi, possiamo dire largamente superato. E passi se i maldestri epigoni calunniano e confondono assestamenti di share con calo di ascolti: chi guarda Servizio Pubblico è un numero di persone doppio a volte triplo di questi ultimi.

Oltre al fatto che il confronto con lo share della tv generalista con gli strumenti a disposizione non ha alcun senso. Esattamente come si sottolinea che Fiorello ha raddoppiato gli ascolti di Rai 1, bisognerebbe evidenziare che lo share delle tv locali con Servizio Pubblico si è moltiplicato di 22 volte e ancora bisognerebbe evidenziare che l’andamento degli ascolti nel circuito di Michele Santoro, non è omogeneo, ad esempio sulla seconda puntata al calo di share sulle locali è corrisposto un aumento su Sky. Insomma se proprio vogliamo fare un serio raffronto, bisognerebbe portare sulla multipiattaforma uno dei prodotti della tv generalista, concorrente a Servizio Pubblico e misurarne il successo. Un successo analogo a quello di Servizio Pubblico, accadde due anni fa in occasione della nascita del Fatto Quotidiano, che è partner fondamentale nel progetto di Santoro, in cui a vincere fu il desiderio dei cittadini di riappropriarsi del diritto di essere informati liberamente, senza padroni e senza censure. Proprio per questo l’esperimento di Servizio Pubblico sembra destinato a non fermarsi qui. Con il superamento del mezzo di comunicazione classico, infatti, oggi si apre una nuova frontiera nella quale il pubblico ha dimostrato di trovarsi benissimo. Un mezzo trasversale capace di catalizzare l’attenzione di un pubblico vasto e multiforme: giovani e anziani, spettatori televisivi e internauti, casalinghe e professionisti. Come dire: la rivoluzione è appena cominciata.

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