Sindaci in campo contro tutti

L’URLO DEI SINDACI CONTRO MONTI E PARTITI

Il Forum a Napoli: “Il futuro siamo noi”

di Sandra Amurri

“Nel 2013 andremo al governo del Paese non per rappresentare gli interessi di Marchionne, ma quelli degli operai della Fiom perché la rivoluzione si può fare governando. Il governo Monti è un arroccamento dei poteri che resistono alle istanze di cambiamento della società attuando le politiche liberiste di Berlusconi”La riscossa parte da Napoli. Il sindaco Luigi De Magistris lo afferma con accento orgoglioso mentre arriva a salutare i partecipanti ai tavoli tematici (partecipazione e servizi pubblici, politiche del welfare e diritti dei migranti, ambiente e nuovi modelli urbani, economia del territorio e degli enti locali) del “Forum dei Beni Comuni per i Beni Comuni”. Ben oltre duemila cittadini, sindaci di tutta Italia arrivati non per fare nuove teorie, ma per costruire partendo dalle esperienze locali di resistenza e disobbedienza. Questo il leit motiv del Forum, a cui ne seguiranno altri entro tre mesi, che produrrà anche una “carta” da inviare al presidente Napolitano e al premier Monti in cui saranno evidenziati tutti gli “atti eversivi e incostituzionali che hanno progressivamente reso impossibile il funzionamento dei governi locali e l’erogazione dei servizi per il soddisfacimento dei diritti fondamentali” spiega il giurista Alberto Lucarelli, assessore alla Partecipazione di Napoli. Come “eversive” sono le “norme sul patto di stabilità, che riducono il welfare a un lusso” continua Lucarelli e “il federalismo demaniale rappresenta uno smembramento mercantile del demanio nascondendo veri e propri processi di privatizzazione e saccheggio dei beni comuni”. Bisogna disobbedire al decreto Monti bis sulle liberalizzazioni che reintroducono la privatizzazione dei servizi pubblici locali violando la volontà referendaria”.

E per chi non avesse ben capito, si tratta di “svendita di servizi e beni primari come scuole, asili, ospedali. Gli obbiettivi: organizzare il servizio idrico integrato attraverso società per azioni a totale capitale pubblico sull’esempio di Napoli; un piano per l’energia sostenibile per uscire dal circuito affaristico di inceneritori e discariche dimostrando che la gestione dei rifiuti si può fondare sulla politica delle ‘R’ (riciclo, riutilizzo, riqualificazione). E ancora: dare atto a una riforma radicale della mobilità urbana, arrestare il consumo di suolo puntando sulla rottamazione degli edifici di bassa qualità energetica riusando le aree già compro-messe e fronteggiare qualsiasi forma di condono. Una sola la parola d’ordine: ‘Reagire’ con forza a quello che viene definito un ‘subdolo disegno eversivo di disarmo del diritto pubblico, di saccheggio dei beni comuni e della democrazia partecipativa concepito ad arte per neutralizzare l’imponente movimento politico e culturale sorto in questi mesi a tutela dei beni comuni”. Lo dice chiaramente De Magistris, premettendo che da sindaco ha rispetto del governo Monti come “interlocutore istituzionale”. Ma c’è un ma: “Bisogna costruire un modello alternativo di democrazia, oltre l’orizzonte attuale. Reagire all’inganno della rappresentanza e della delega che si pone molto più avanti del sistema dei partiti e della sovranità popolare sbandierata, ma non rispettata”. Una nuova esperienza, chiamasi “democrazia partecipativa contro ogni forma di leaderismo, personalismo e autoreferenzialità, che partendo dal basso riunifichi, includa, accolga tutte le voci e i soggetti in difesa dei beni comuni. I beni comuni, un nuovo paradigma” ascrivibile alla categoria dell’essere e non dell’avere” che, sottolinea il sindaco di Napoli “ci fanno impadronire di un nuovo concetto di appartenenza. Così attiviamo un percorso rivoluzionario perché torniamo ad appartenere alle nostre radici, non più alle mafie e alle logiche di spartizione partitica. Siamo con il movimento No Tav e non con chi vuole fermare il dissenso legale con la carta da bollo”. Nichi Vendolasottolinea: “Oltre i partiti, ma non senza i partiti, vogliamo costruire con Di Pietro, con Luigi e con voi tutti un’alternativa al governo Monti che al netto delle celebrate virtù, dello stile sobrio, è membro effettivo del club dell’austerità fondato sulle ricette del liberalismo più sfrenato che ha portato l’Occidente alla rovina.”

Una giornata come quella di oggi è un seme buono, propone un’idea di costruzione del processo di alternativa come un’azione di osmosi tra politica e i movimenti. E arriva lo stupore narrato dal sindaco di Bari, Michele Emiliano del Pd: “Ho ascoltato il vicesegretario del mio partito dire che le liberalizzazioni delle farmacie e degli orari dei negozi sono il segno di un nuovo Risorgimento, c’è qualcosa che non funziona più. Sono, siamo qui perché quello che stiamo costruendo è un cammino obbligato per chiunque non voglia accettare l’esistente a testa bassa”. Tocca a Massimo Zedda, sindaco di Cagliari: “Bisogna riprendere a fare politica perché l’assenza genera disastri, magari eleganti, come il governo Monti. I partiti non hanno scelta: o si fanno permeare dal basso oppure sottoscrivono la loro fine. Sta a noi ridare dignità al Paese insieme perché nessuno si salverà da solo”.

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