trattativa: lo stato parte civile…bella rogna, eh?…

TRATTATIVA, LO STATO È VITTIMA: GOVERNO AL BIVIO

Deve decidere se costituirsi parte civile contro boss, politici e carabinieri

di Giuseppe Lo Bianco

Se lo Stato, o un pezzo di esso, ha trattato con la mafia, il governo italiano è pienamente legittimato a considerarsi “parte offesa”. E dunque, a costituirsi parte civile nell’eventuale processo. Ed è una decisione che tocca al Consiglio dei Ministri guidato da Mario Monti. Al suo ritorno dalle ferie, sul suo tavolo a palazzo Chigi, il premier troverà un foglio formato A4 che rischia di provocare molto più d’un imbarazzo all’esecutivo ed al suo capo. Il gup di Palermo Piergiorgio Morosini, infatti, ha già notificato all’Avvocatura dello Stato la richiesta di rinvio a giudizio dell’inchiesta sulla trattativa tra mafia e Stato con la fissazione dell’udienza preliminare prevista per il 29 ottobre. E il governo è identificato come ‘”persona offesa dal reato”’ (minaccia a corpo politico e giudiziario dello Stato, art. 338 e 339 del Cp) da cui consegue la costituzione di parte civile fin dall’udienza preliminare, nell’eventuale processo che potrà essere celebrato. Per la prima volta insieme sul banco degli imputati, boss corleonesi, ufficiali dei carabinieri e un ex ministro e un senatore siciliani (Mannino e Dell’Utri, non c’è il senatore Mancino perché risponde di falsa testimonianza) potrebbero trovare anche l’Avvocatura dello Stato a chiedere conto e ragione delle loro condotte. Che farà l’esecutivo di Mario Monti, le cui dichiarazioni finora hanno oscillato tra il solenne “l’unica ragion di Stato è la verità” pronunciato il 23 maggio scorso, durante la commemorazione di Giovanni Falcone, al Giardino della Memoria di Palermo voluto dall’Unione Cronisti e dall’Associazione magistrati e l’aggettivo “grave” con cui ha bollato il caso delle telefonate di Giorgio Napolitano con l’ex ministro Mancino intercettate dalla procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa, un giudizio definito “ingeneroso” dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia? Difficile, in pieno agosto, raccogliere opinioni e orientamenti. Nell’ufficio diretto dall’avvocato dello Stato Ignazio Caramazza non riescono a rintracciare gli addetti stampa, l’ufficio stampa del Guardasigilli Paola Severino risponde, ma fa sapere che il ministro non è raggiungibile. E anche Monti, in vacanza, è irrintracciabile. Impossibile decifrare umori e intenzioni in questo scorcio di agosto, con la gran parte dei ministri ancora in ferie; in Procura, a Palermo l’eventuale costituzione di parte civile di Palazzo Chigi viene letta come un “importante segnale di attenzione verso la ricerca della verità sulle stragi mafiose”, e comunque la decisione del consiglio dei ministri, quale che sia, costituirà “una cartina di tornasole”. I pm palermitani, infatti, hanno identificato “espressamente” nel governo (e non nel Parlamento o, in via di ipotesi, anche il Quirinale) come il corpo politico “offeso dal reato”, oggetto dunque del ricatto mafioso, poiché l’intera ricostruzione dell’indagine sulla trattativa nella primavera estate del ‘92 ruota attorno alle decisioni adottate dagli esecutivi che subentrarono all’ultimo governo Andreotti, andato via nel giugno del ‘92. Sotto ricatto, vent’anni fa, finì una classe politica terrorizzata dall’eventualità di pagare con la propria vita la rottura del patto di convivenza con Cosa Nostra siglato da pochi e accettato supinamente da molti. E secondo la ricostruzione dei pm, in quell’occasione intervenne il governo, e probabilmente altre componenti istituzionali, a mettere una pezza istaurando un vero e proprio dialogo istituzionale i cui echi, e forse anche gli strascichi, si avvertono ancora oggi. Oltre al governo sono state indicati nel processo come “persone offese dal reato” anche i familiari dell’eurodeputato Salvo Lima, limitatamente al delitto di cui è stato vittima il 12 marzo del ‘92 su un marciapidede di Mondello, ed il prefetto Gianni De Gennaro, in relazione alle accuse mossegli da Massimo Ciancimino.

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