vecchie cariatidi per nuovi vitalizi

Ma il partito del vitalizio tifa ancora Amato

L’ULTIMA CARTA DEL PDL. LA FAZIONE DEL “NON VOTO” È MAGGIORANZA
di Fabrizio d’Esposito

Dopo il caos, l’armonia. Ancora non si va a casa. Forse. Senatori e deputati tutti più distesi dopo che in serata un comunicato del Quirinale accelera la crisi e di fatto fissa le consultazioni per il nuovo governo già domenica prossima. È l’armonia del partito del non voto. Che contagia persino il Cavaliere. Colpa della “roba” e del conflitto d’interessi. Il titolo di Mediaset viene sospeso in Borsa e l’ex Responsabile Luciano Sardelli annota: “Per non mettere la patrimoniale sta perdendo il patrimonio”. Fulminante. Nel centrodestra il nome più gradito è quello di Giuliano Amato. Merito della sua antica militanza nel Psi di Craxi, grande amico di B. nella Prima Repubblica.    LO SCHIERAMENTO del non voto è anche quello che, in maniera più prosaica, l’ex Responsabile oggi azionista-repubblicano Mario Pepe chiama “il partito del vitalizio”. Obiettivo: arrivare fino al 2013 con un esecutivo qualsiasi. Tecnico, d’emergenza, di larghe intese, istituzionale. L’importante è durare.    Di buon mattino, nel Transatlantico, Claudio Scajola incrocia Isidoro Gottardo, coordinatore del Pdl nel Friuli Venezia Giulia, regione che vanta una nutrita pattuglia di malpancisti berlusconiani. Scajola: “Isidoro, sei sicuro di voler distruggere il Paese andando alle elezioni anticipate nel 2012 oppure vuoi rimanere qui un anno in più?”. Gottardo rimane in silenzio per almeno un minuto. Poi replica: “Almeno tu mi hai chiesto un’opinione”. Nella lunga pausa del pranzo (la seduta pomeridiana è fissata per le sedici), le truppe del Pdl sono allo sbando. Si agitano impaurite in una miriade di capannelli. Trattative e contro-trattative. Molti peones vorrebbero lasciare, ma si fermano al penultimo passo. Antonino Foti, dato verso l’Udc di Casini e Pomicino, smentisce: “Resto fedele a Berlusconi”. Anche Souad Sbai non tradisce. L’altro giorno ha incontrato Fini accompagnata da Consolo. Ma al Fatto rettifica: “Tutto falso che vado in Fli, non è vero nulla. Potevate almeno chiamarmi per verificare”. Un altro in bilico, nel Pdl, è Giorgio Holzmann.    FISICO MASSICCIO e pizzetto curato, Holzmann viene circondato da Crosetto, Corsaro, De Corato e la Beccalossi nel cortile della Camera. Dopo, ennesima smentita: “No, non vado via dal Pdl”. Il marcamento è a uomo.    Gli scajoliani sono frenetici. La loro fronda potrebbe causare la temuta slavina nel partito dell’amore. I falchi Ignazio Abrignani, Paolo Russo e Massimo Berruti vorrebbero andare a un gruppo autonomo già in serata. Viene convocata la solita cena. Si fa l’elenco dei possibili deputati per la nuova formazione: “Armosino, Stradella, Scandroglio, Testoni, Russo, Abrignani, Berruti, Scelli…”. Interruzione: “No, Scelli no, ha detto che rimane nel Pdl”. Si prosegue: “Stagno d’Alcontres, Giuseppe Cossiga, Cicu”. Dieci nomi, la metà di quelli che occorrono per formare un gruppo, partecipare alle consultazioni del Quirinale e dire no al voto anticipato. Alla Camera arriva l’ex socialista Giuseppe Saro, che con Pisanu e Scajola potrebbe fare la stessa operazione al Senato. Il conciliabolo è in atto quando passa Domenico Scilipoti, icona dei Responsabili . Si leva una voce: “Arruoliamo Scilipoti”. Ribatte un altro: “Ma cosa gli facciamo fare?”. Risposta finale: “L’anti-Brambilla”. Scilipoti sta al gioco e ride. Non si sa mai.    Con il buio, è lo stesso Scajola a frenare però: “No a un nuovo gruppo, si riparta da chi ha vinto le elezioni nel 2008”. Cioè, il Pdl. Origliando a un capannello di frondisti: “Verdini ci ha promesso che gli farà ingoiare a tutti i costi un governo istituzionale”. Il soggetto è Berlusconi, ovviamente. Ormai nel Pdl il partito del non voto è maggioranza. Non solo Scajola. Ma anche i ciellini di Formigoni, i sudisti di Micciché, gli ex an di Alemanno. Un sottosegretario a microfoni spenti annuncia: “Aggiornatevi, il premier ci sta ripensando. Forse un nuovo governo conviene anche a lui”.    C’È CHE il titolo di Mediaset viene sospeso in Borsa per eccesso di ribasso. Il cattolico del Pd Fioroni spiega: “In questo momento Berlusconi per vedere chi gli sta facendo perdere tutti questi soldi deve solo guardarsi allo specchio”. Sardelli mette insieme la frase già citata su patrimonio e patrimoniale e conferma la nascita di un nuovo gruppo. Una compagine eterogenea, dai delusi della lettera dell’Hassler a ex del pentapartito della Prima Repubblica come Calogero Mannino e forse Giorgio La Malfa. Sardelli fa l’elenco dei sicuri: “Io, Mannino, la Destro, Gava, Buonfiglio, Milo, Pittelli, Antonione”. Otto nomi, solo? “Sì ma verranno pure i quattro dell’Mpa di Lombardo”. Altri calcoli, altri nomi. Li chiamano già i “responsabili del terzo polo” e preparano un nuovo documento. Nel cortile di Montecitorio, il triumviro Denis Verdini fuma e riceve seduto su una panchina. Prima udienza: il ministro Fitto e il re delle cliniche nonché editore Angelucci. Il sospetto è che stiano trattando con l’Udc. Secondo colloquio, gli ex An ed ex Fli Ronchi e Scalia. Stavolta i toni sono più accesi. Contemporaneamente, in Transatlantico, un altro ex An ed ex Fli, Adolfo Urso, chiacchiera con Fioroni e Casini. Chiude una berlusconiana di alto rango: “Ho visto il premier. Era felice e sollevato”. Sta nascendo una nuova storia, ma ancora non si sa quale.

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