verdini&dell’utri: uno spende l’altro spande…

A VERDINI UN’AUTO DA 500 MILA EURO PER DELL’UTRI UN CREDITO INFINITO

Vita da nababbo per i due: tra spese folli e continue richieste

 

di Ferruccio Sansa e Davide Vecchi

Un’auto da sceicchi. O da parlamentari: “Gli uomini della scorta di Denis Verdini erano terrorizza-ti, dovevano guidare una fuoriserie che costa più di una Rolls Royce”. Si racconta anche questo della vita da nababbo del coordinatore Pdl. Al di là delle questioni penali, l’inchiesta della Procura di Firenze rivela la vita da piccoli Paperoni, anzi, Berlusconi, degli uomini che prosperano intorno al Premier. Due su tutti: Verdini e Dell’Utri, amici intimi del Cavaliere e parlamentari del popolo italiano. Dell’Utri non sembra curarsi di quanto ha in cassa. Compra libri in giro per il mondo, tra Italia, America e Parigi. Solo nel 2007 supera i 50mila euro: a ottobre compra un volume da 7mila euro sull’arte islamica all’International general rare books. Dieci giorni dopo altri 7mila euro alla Librairie des amateurs di Parigi. Nel febbraio 2008 altri 9500 euro a Montepulciano. Una settimana dopo 5mila a Modena. Sempre libri, non in edizioni economiche. Intanto 4mila euro se ne vanno per l’abbonamento alla Scala. Noblesse oblige.    E PENSARE che già nel dicembre 2006 Dell’Utri era esposto per due milioni. A garanzia porta lo stipendio da senatore. Ma soprattutto c’è un mandato irrevocabile conferito, verbalizza il cda del Credito Cooperativo Fiorentino, a una “società fiduciaria che prevede il versamento di 1,6 milioni in rate mensili da 65.450 euro ciascuna”. La fiduciaria è la Sant’Andrea Spa con la quale Dell’Utri è esposto per due milioni. Ma chi garantisce per Dell’Utri? Ecco spuntare una lettera della Fininvest firmata da Marina Berlusconi: il senatore è indicato come beneficiario di due milioni di diritti di opzioni per la sottoscrizione di pari azioni Mediaset. La fiduciaria in effetti poi si rivale sulle stock options, realizzando dalla vendita oltre 21 milioni di euro. Il consulente della Procura Massimo Fanucci nel dicembre 2010 conclude la relazione sottolineando come sia “singolare il fatto che Dell’Utri ha beneficiato dell’operazione di stock options di Fininvest nell’aprile 2004, perfezionata nel febbraio 2005, pur avendo interrotto il rapporto con il gruppo fin dal 1995”. Non solo, il consulente segnala “la posizione deve essere seguita con estrema prudenza in considerazione della “figura” e del “curriculum vitae” dello stesso Dell’Utri”. A segnalare la particolare situazione del senatore era già stata nel gennaio 2008 la centrale internazionale antiriciclaggio che “raccomanda di operare con la massima diligenza nella gestione del rapporto”. Il corposo fascicolo, in inglese, ricostruisce i legami tra il senatore e la criminalità organizzata (“convicted of collusion with sicilian mafia”) e lega Dell’Utri a quattro persone: Cosimo Cirfeta, Gaetano Cina, lo stalliere Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi.    MA IL CREDITO Cooperativo Fiorentino concede finanziamenti senza andare per il sottile. Nel febbraio 2010, quando Dell’Utri chiede una proroga del fido per 400 mila euro, il cda dell’istituto di credito annota: “Il Senatore è uno dei maggiori collezionisti al mondo (ci viene detto) di libri e manoscritti antichi. La collezione dovrebbe avere un valore di alcuni milioni”. Tutte le relazioni della banca su Dell’Utri sono colme di “sembra risolta” o “potrebbe rientrare”, il tal accordo “sembra sia stato trovato”, il senatore “ha intenzione di vendere qualche libro”. Nel febbraio 2010 dell’Utri ha “affidamenti complessivi per 9 milioni di cui 4,36 con il Credito cooperativo fiorentino”. Ma il direttore generale Piero Italo Biagini esprime “parere favorevole”. E il cda delibera altri 400mila euro. Dell’Utri colleziona ipoteche, fidi e mutui. Ma non sembra curarsi delle scadenze come i comuni mortali. Accumula un ritardo di dieci rate nei pagamenti. Annota il funzionario: “Il conto corrente appare in sofferenza… lo scoperto ammonta a 3 milioni di euro”. Ma per la banca è tutto a posto. Dell’Utri intanto continua ad ampliare la biblioteca.    Lo stile di vita a sei zeri contagia anche Verdini. E non soltanto per quella Maybach oggetto di tanta attenzione da parte dei pm fiorentini che vogliono ricostruire come sia stata pagata. Basta scorrere l’elenco delle spese sul conto corrente di Verdini per trovare una vita all’insegna del lusso. Nel gennaio 2009 il parlamentare stacca un assegno da 100mila euro per un atelier dell’esclusivissima località sciistica di Crans Montana. Poi ecco, tanto per dire, 20mila euro per acquisti presso una galleria d’arte di New York.    VERDINI fa vita da cicala. Dai resoconti sembrerebbe proprio il conto corrente di uno sceicco. E invece ecco la scoperta dei pm: il Credito Cooperativo Fiorentino puntella le traballanti casse della famiglia. Al presidente sarebbero andati direttamente finanziamenti per 1,6 milioni. Poco importa se, evidenziano i giudici, anche Verdini non pagava le rate alla scadenza. Non basta, Simonetta Fossombroni, la moglie di origini nobili e di rinomata bellezza, ha ottenuto dalla banca altri 7,5 milioni. Per non dire delle società riferibili alla famiglia: a Toscana Edizioni vanno 7 milioni, Castello di Signa riceve 11,5 milioni. Verdini e amici stretti ottengono complessivamente dal Credito Cooperativo Fiorentino 63 milioni e spiccioli.    E quando i creditori cominciano a farsi sotto interviene Antonio Angelucci, senatore (Pdl) e re delle cliniche, con bonifici per 8,3 milioni. Così il coordinatore Pdl può continuare la sua vita extra-lusso.

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