via d’amelio: azzerato il processo

VIA D’AMELIO, AZZERATO IL PROCESSO LIBERI 6 CONDANNATI E IL FALSO PENTITO

Aspettando il giudizio su Spatuzza, la Corte d’appello dice no alla revisione

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

La revisione del processo di via D’Amelio, per il momento, non s’ha da fare. Si farà, molto probabilmente, in futuro e verosimilmente “avrà un esito positivo’’, ma solo quando il nuovo “teste chiave”, Gaspare Spatuzza – il pentito che ha riscritto da capo la dinamica della strage, scagionando otto persone dall’esecuzione dell’eccidio e autoaccusandosi del furto della Fiat 126 imbottita di tritolo – avrà subito una condanna definitiva come esecutore materiale del piano di morte che il 19 luglio 1992 massacrò Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta.    LA CORTE d’appello di Catania ieri ha dichiarato “inammissibile” l’istanza di revisione proposta nei giorni scorsi dal Pg di Caltanissetta Roberto Scarpinato nei confronti del falso pentito Vincenzo Scarantino e dei sette detenuti condannati con sentenza definitiva all’ergastolo nei processi Borsellino e Borsellino bis. Ma nell’attesa che la Cassazione si pronunci su Spatuzza, i giudici hanno voluto evitare il prolungamento di condanne ingiuste. E, dunque, per Scarantino e per sei dei sette ergastolani che Spatuzza ha tirato fuori dal teatro della strage, si sono già spalancate le porte del carcere. Erano stati arrestati nel 2001, quando la moneta era ancora la lira, ora faranno i nuovi acquisti in euro. L’inammissibilità dell’istanza per il rifacimento del processo per l’uccisione di Borsellino non è, dunque, né una ‘bocciatura’ della domanda di revisione, e nemmeno una sconfessione del lavoro della Procura di Caltanissetta guidata da Sergio Lari che, negli ultimi due anni, ha ricostruito l’intera indagine sulla strage, raccogliendo le dichiarazioni di Spatuzza, e svelando il clamoroso depistaggio basato sulla collaborazione di Vincenzo Scarantino, il pentito fasullo che oggi, secondo l’ipotesi dei pm, sarebbe stato imbeccato dai poliziotti di Arnaldo La Barbera. La decisione della Corte d’appello che ha fermato – solo temporaneamente – la revisione di via D’Amelio non è altro che la corretta applicazione delle norme previste per il rifacimento dei processi. “Era una decisione che attendevamo esattamente nei termini in cui è stata presa – ha detto il procuratore Lari – ecco perché non ci sorprende. Questa decisione accredita l’impostazione della Procura di Caltanissetta recepita anche dal procuratore generale”. Nessuna sorpresa neppure per il pg Scarpinato che sottolinea come nella vicenda di via d’Amelio, serve che le responsabilità alternative, quella di Spatuzza che si autoaccusa e quella degli altri personaggi coinvolti che il nuovo pentito tira in ballo, vengano accertate con sentenza passata in giudicato: “Solo allora in presenza di due verdetti definitivi contrapposti, si potranno rifare i processi”.    SORPRESI, seppur contenti per la scarcerazione, i legali della difesa, che stanno valutando un eventuale ricorso in Cassazione. Nessuna bocciatura, pertanto, e nessuna polemica. La Corte d’appello di Catania si è mossa in linea con gli uffici giudiziari nisseni, e sembra condividerne gli intenti al punto da voler formalizzare l’esigenza – manifestata esplicitamente dal pg Scarpinato – di una sospensione immediata di condanne che in futuro potrebbero rivelarsi ingiuste. I giudici etnei hanno infatti definito fin d’ora “verosimile l’accoglimento (futuro, ndr) della domanda di revisione e la conseguente revoca della condanna” per gli otto detenuti. In sostanza, quella revisione che oggi viene ritenuta ‘inammissibile’, nel provvedimento della Corte d’appello, appare nello stesso tempo un passo non solo inevitabile, in futuro, ma foriero di un “possibile esito favorevole per i condannati, derivante dal giudizio positivo di responsabilità dei terzi”. È giusto, quindi, che nel frattempo gli innocenti in galera tornino in libertà. Ecco perché la sospensione della pena per Scarantino e per i sette ergastolani in carcere per via D’Amelio. Sia Scarantino che sei di loro, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Salvatore Profeta, Gaetano Murana, Cosimo Vernengo e Giuseppe Urso, che non hanno altre condanne da scontare, sono già formalmente liberi, essendo la decisione della corte d’appello immediatamente esecutiva.    LO STESSO Scarantino, infatti, ha già espiato le due condanne, a 9 anni per droga e a 8 per calunnia, e fino a ieri si trovava detenuto solo per scontare i 18 anni di reclusione incassati per via D’Amelio. Uno solo tra gli imputati scagionati dalle nuove indagini è rimasto in cella. È Gaetano Scotto, anche lui condannato all’ergastolo per la strage di via d’Amelio in base alle false accuse di Scarantino. Quest’ultimo non può tornare libero perché, oltre all’ergastolo per la strage, la cui esecuzione è stata sospesa dai giudici, deve scontare altre due condanne definitive: una a 16 anni e 4 mesi per traffico di droga e una a 4 anni e 6 mesi per tentato omicidio. Cosa accadrà nei prossimi mesi? Quando l’indagine di Caltanissetta sarà conclusa, Spatuzza, reo confesso, dovrà essere processato come esecutore materiale della strage e solo allora partirà il conto alla rovescia verso una pronuncia della Cassazione, nell’ultimo grado del giudizio. E nessuno degli addetti ai lavori nega che potrebbero passare ancora molti anni.

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